Pensioni. Minime e garantite a 780 euro “nel contratto”, insiste Di Maio. Lega: “E i contributi, chi li versa più?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2018 12:46 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2018 12:46
Pensioni. Minime e garantite a 780 euro "nel contratto", insiste Di Maio. Lega: "E i contributi, chi li versa più?"

Pensioni. Minime e garantite a 780 euro “nel contratto”, insiste Di Maio. Lega: “E i contributi, chi li versa più?”

ROMA – “Prima lo scoprite  anche voi giornalisti e più evitiamo questa bagarre: la pensione di cittadinanza è nel contratto di Governo e lo sappiamo sia noi che la Lega”, ha dichiarato il vice premier Luigi Di Maio, rispondendo ai giornalisti a margine del Micam (la fiera delle calzature a Milano). “Brambilla parla a titolo personale”, ha aggiunto.

Di Maio si riferisce al capitolo pensioni, punto qualificante della prossima manovra finanziaria e punto d’attrito fra le due anime del governo Lega-M5S. Alberto Brambilla, l’esperto di sistemi previdenziali che consiglia Salvini, mentre ha proposto una soluzione per rendere fattibile la quota 100 per le uscite anticipate, si dice invece fermamente contrario a una “pensione di cittadinanza” che varrebbe 780 euro al mese. Solo qualche giorno fa il viceministro dell’Economia 5 Stelle Laura Castelli assicurava che già a gennaio prossimo le pensioni sociali (oggi per chi chi non raggiunge 507 euro) saranno sostituite da una pensione di cittadinanza da 780 euro al mese.

La promessa elettorale del Movimento 5 Stelle ad aumentare le pensioni minime, ribadita nel contratto di governo, si scontra evidentemente con la scarsità di risorse a disposizione (o finanziamo lo stravolgimento della Fornero sulle uscite anticipate o alziamo le minime) per non far sballare i conti pubblici e con il rischio di tenuta del sistema previdenziale.

“Spacchiamo il sistema”, mette in guardia infatti Brambilla, già contrario all’ipotesi di prelievo sulle pensioni d’oro (servirebbe intervenire sulle pensioni fino a 2mila euro, per avere un ritorno significativo). “Se io fossi un artigiano, un commerciante, un imprenditore, non verserei più, tanto se poi devo prendere 780 euro…”, ragiona Brambilla. Una linea di buon senso che invita a non confondere protezione sociale e relativo welfare finanziato dalla fiscalità generale con il sistema previdenziale, finanziato invece dai contributi dei lavoratori: se versando contributi otterrò una pensione uguale a quella promessa dal governo, chi me lo fa fare di continuare a versarli?