Manovra nella tempesta, Berlusconi sicuro: “Tutto a posto”

Pubblicato il 1 Settembre 2011 8:54 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 12:11

Maurizio Sacconi

ROMA – “E’ tutto a posto, nessun problema”, diceva il capitano della nave nella tempesta. “Non è vero che siamo allo sbando, che siamo nel caos, che i conti non tornano – ha detto Silvio Berlusconi -. Mi preoccupa davvero l’atteggiamento dell’opposizione: con le loro proteste, con le accuse che lanciano, rischiano di dare ai mercati un’immagine negativa del Paese. È un momento delicato, è vero che ci sono stati anche passaggi difficili, ma serve senso di responsabilità da parte di tutti. Ho ripreso in mano io la situazione, è tutto sotto controllo”.

Secondo il calendario ufficiale i ritocchi del governo alla manovra devono essere presentati alle 15 di mercoledì. Prima di allora i Nostri si affaccenderanno intorno al tavolo per trovare soluzioni a un buco di chi dice 5 o 6 forse 10 miliardi. I famosi emendamenti “a saldi invariati” insomma. Proposte bislacche e subito ritirate dopo urla e strepiti dell’opposizione, dei sindacati, dei lavoratori, degli industriali. Come il blocco del riscatto della laurea e del servizio militare. E’ durato una manciata di ore, sotterrato da una rivolta popolare. Non si erano accorti, durante il vertice di 8 ore a villa San Martino, che la proposta aveva un che di anticostituzionale?

Qualche indizio sulla risposta ce lo danno i giornali, tra retroscena e un’intervista del premier al Tempo, e la ricostruzione che ne esce la dice lunga sui momenti concitati che il governo sta vivendo in questi giorni alla disperata ricerca della “formula magica”. Scrive Carmelo Lopapa su Repubblica che lunedì scorso il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si è presentato ad Arcore dove Bossi, Berlusconi e Tremonti, calcolatrice alla mano, facevano di conto. Si siede e propone: ma perché non bloccare il riscatto della laurea e del servizio militare, facendo in modo che non conti più per calcolare l’anzianità, ma solo per rimpolpare l’assegno della pensione: così al limite chi viene coinvolto deve solo lavorare qualche anno in più, non ci rimette dei soldi. Gli altri avranno probabilmente alzato lo sguardo dal tavolo e ascoltato in silenzio meditabondi. Sacconi a quel punto ha tirato fuori il vero asso nella manica: tanto la proposta tocca solo 3-4mila persone e Cisl e Uil hanno fatto sapere che la cosa si può fare.

Via, la cosa è piaciuta a tutti, che di fatti escono soddisfatti dal vertice: Eureka. Bastano 24 ore per capire che le cose non stanno come Sacconi diceva. Le persone coinvolte sono un qualcosina in più: 600mila. E i sindacati anziché applaudire si sono compattati nell’annunciare scioperi. Oggi al Tempo Berlusconi dice che il dietrofront sulle pensioni è dovuto al fatto che “sono state accolte le osservazioni di Raffaele Bonanni (segretario Cisl) e Luigi Angeletti (segretario Uil)”. Niente di grave, sono arrivate “osservazioni” dai sindacati e dopo attenta valutazione sono state “accolte”. Nelle sue parole il premier indica chiaramente gli artefici della trovata: Sacconi e Tremonti: “Il provvedimento sulle pensioni era assolutamente marginale ed è entrato in discussione all’ultimo minuto del vertice di maggioranza, riguardava un numero minimo di soggetti e non avevamo neppure quantificato i risparmi”. In seguito all’apertura mostrata dalla Lega, ”su suggerimento dei ministri Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti, ne avevamo dato comunicazione ufficiale in chiusura di vertice”. Ma – continua il premier, dicendo di una telefonata dei sindacalisti – Bonanni e Angeletti hanno ”spiegato che si trattava di diritti acquisiti e di una norma a rischio di incostituzionalità. A quel punto l’abbiamo ritirata”.

Retroscena a parte resta il problema: se non si toccano le pensioni, non si mette il contributo di solidarietà, sempre per non scontentare nessuno, come si trovano almeno altri 7-8 miliardi per una manovra che deve rassicurare i mercati e l’Europa? Berlusconi, sempre al Tempo fa sapere che ci sarà una “stretta anti-evasione” ma senza tradire ”lo spirito che anima la maggioranza, non siamo per lo stato di polizia tributaria”. Allora ci sarà forse l’aumento dell’Iva? “Preferiamo non ritoccarla” ma, se fosse ”necessario, possiamo aumentare di un punto la fascia del 20%”, in linea con altri Paesi europei.

Scorrendo la stampa del mattino la ridda di supposizioni si intensifica: maxi condono, carcere agli evasori, ritocco al redditometro, e chissà che altro. I ministri sono al lavoro, alle 15, sollecita anche il presidente del Senato Schifani, gli emendamenti devono essere pronti, la ricetta trovata. In realtà pochi ci credono: l’iter più verosimilmente prevede lo slittamento a lunedì, martedì in Aula il maxiemendamento della maggioranza arriverà probabilmente blindato dalla fiducia.