Il pentapartito di latta e di governo e il gioco delle quattro opposizioni

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Ottobre 2010 16:44 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2010 16:54

Dunque, riepiloghiamo: dopo “l’estate dei Tulliani” e il settembre dei “Cinque punti” e le giornate della “fiducia mai così vasta in Parlamento”, al governo in Italia c’è un pentapartito. Pentapartito? Sì, sono cinque, non come ai bei tempi ma quasi: c’è il Pdl, c’è la Lega, c’è Futuro e Libertà (i giornali e i tg li chiamano i futuristi, mai qualcuno che azzardi i liberisti), c’è Lombardo con il suo Mpa siciliano (Movimento per l’autonomia, per gli immemori) e c’è Noi Sud. Ci sarebbe anche la Destra di Storace ma almeno fino a prossime elezioni fa volume e non sostanza.

Pentapartito in cui solo uno dei quattro, la Lega, ha coraggio e stomaco per chiedere elezioni. Gli altri quattro non le vogliono ma si adeguano, insomma si preparano. Quelli di Fini vogliono tempo: se si vota subito devono intrupparsi con Casini e Rutelli, ne farebbero volentieri a meno ma, in caso, faranno di necessità virtù. Quelli del Mpa vogliono soldi per la Sicilia, quelli di Noi Sud seggi garantiti. Quelli del Pdl vogliono le elezioni ma non sanno se sia il caso volerle: “Decide il presidente”.

Pentapartito che deve dare al “presidente” lo “scudo”. Scudo, cioè possibilità di governare “sereno”. Non  turbati e intralciato dalla giustizia ordinaria e straordinaria. Scudo che tutti e cinque del pentapartito vogliono dare, però uno dei cinque non proprio tutto lo scudo e per sempre. E’ questa la priorità.

Pentapartito che deve affrontare la versione italiana e la ricaduta italiana della planetaria questione del debito pubblico. Troppo debito nel mondo perchè il mondo stia in piedi senza qualche bancarotta qua e là. Ma Tremonti ha spiegato che, male che va, l’Italia sarà costretta a “rientrare” dal debito a partire dal 2016. Il pentapartito si è rassicurato e tutti e cinque pensano a questioni più urgenti.

Pentapartito che deve seminare in Italia un po’ di lavoro, perfino Confindustria si è stufata di aspettare. Confindustria impaziente e insaziabile, non si accontenta che “l’Italia abbia subito e pagato la crisi meno di altri”.

Pentapartito che deve fare il federalismo fiscale. Federalismo che diminuirà  le spese, abbatterà gli sprechi, migliorerà i servizi pubblici, abbasserà le tasse. E sarà anche “tre volte Natale…”. Federalismo che è già nella testa della gente e nei costumi nazionali. Piccoli ma sinceri sintomi si avvertono ovunque nella penisola dell’ognun per sè. Non sarebbe proprio questo il federalismo ma così lo stiamo capendo.

Fuori del pentapartito e anche un po’ dentro il pentapartito ci sono quelli che vogliono una nuova legge elettorale. Sono tanti: il Pd, l’Udc, i finiani, Di Pietro e Vendola e Rutelli e tutti quelli che non vogliono per vari motivi elezioni anticipate. Un po’ meno di dieci e almeno una dozzina di idee diverse e incompatibili su quale nuova elettorale debba essere.

Fuori del pentapartito, decisamente fuori ci sono quattro opposizioni quattro: quella di Vendola, quella di Di Pietro, quella di Bersani e quella di Casini. Non le metti insieme comunque le combini e scombini.

Dunque, riepiloghiamo: se si vota si vota sullo scudo a Berlusconi e sulla legge elettorale. Così se la raccontano in Parlamento e così la raccontano i giornali. Del debito e del lavoro se ne occuperà, se avrà modo e tempo, pazienza e voglia, la prossima legislatura.