Pasticcio permessi a tempo. Bruxelles fredda Roma: “Il decreto non fa scattare Schengen”. Berlino non vuole migranti-turisti

Pubblicato il 10 Aprile 2011 19:54 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2011 21:09

Roberto Maroni

BRUXELLES – Dopo giorni di botta e risposta a distanza e di strigliate reciproche, l’Unione europea gela l’Italia sui permessi temporanei, la soluzione ad hoc del ministro Roberto Maroni per “chiudere il rubinetto degli immigrati”, per usare un linguaggio leghista.

E’ la commissaria europea Cecilia Malmstrom a scrivere una lettera già finita sul tavolo del ministro dell’Interno: il decreto firmato giovedì dal premier Silvio Berlusconi non fa scattare ”automaticamente” la libera circolazione nell’area Schengen. Un pasticcio, insomma, quello dei permessi a tempo e l’Europa prova a farlo capire a Roma, in mezzo al fuoco incrociato della Francia di Nicolas Sarkozy, preoccupato dall’avanzare della destra estrema di Marine Le Pen, e della fiscale Germania di Angela Merkel che di immigrati ne ha accolti abbastanza.

La Germania, secondo il giornale Die Welt, non vuole che Roma conceda visti a migliaia di migranti tunisini in modo da lasciarli viaggiare nel resto dell’Unione europea. “L’Italia deve regolare e risolvere da sola il suo problema di rifugiati”, dice il ministro Friedrich proprio in vista della riunione del Lussemburgo.

Il messaggio europeo dopo i rimproveri di Parigi e le critiche di Berlino per i permessi, una trovata tutta italiana, suona chiarissimo: ”Al momento”, ”non sussistono le condizioni” per attivare la direttiva 55 del 2001 sulla ‘protezione temporanea’.

La Commissaria svedese afferma che Bruxelles ”ha già attivato meccanismi per contribuire ad affrontare” quella che definisce una situazione ”effettivamente molto difficile sul piano umano, sul piano economico e su quello del sistema di controllo alle frontiere dell’unione”. Afferma che la Commissione ”resta disponibile a fare anche di più, nei limiti dei mezzi e delle competenze di cui dispone” e ricorda di aver inviato giovedì scorso ai ministri degli interni dei 27, in vista del Consiglio Ue in programma domani in Lussemburgo, una ”lista di iniziative possibili”.

Entrando nel merito degli argomenti sollevati da Maroni, la Commissaria sostiene che ”il rilascio dei permessi di soggiorno temporaneo a fini umanitari non appare sollevare problemi di compatibilità con la normativa comunitaria”.

Ma subito dopo aggiunge: ”Per quanto riguarda il possibile utilizzo a fini di circolazione nell’area Schengen, noto che il testo dell’art.2 par. 3 del decreto del presidente del consiglio dei ministri che subordina tale libera circolazione al rispetto delle norme e condizioni in vigore, escludendo quindi già di per sé ogni automaticita’ legata al permesso di soggiorno in questione”.

Per quanto riguarda ”la tua richiesta di valutare la possibilità di attivare la direttiva 55 sulla protezione temporanea”, la Commissaria – che lunedì scorso davanti al Parlamento europeo si era mostrata possibilista pur sottolineando che ”non c’era una maggioranza qualificata” disposta ad approvarla in Consiglio – afferma che ”al momento non ritengo che esistano le condizioni”.

”La mia prima valutazione – scrive la Malmstrom – mi porta infatti a nutrire dubbi sulla sussistenza delle condizioni di applicazione di tale direttiva nel caso di specie. In effetti, come spesso è stato indicato da parte italiana, i migranti irregolarmente entrati sul territorio italiano sono nella stragrande maggioranza migranti economici, non richiedenti asilo, quindi suscettibili in tempi brevi di essere rinviati in Tunisia. La direttiva sulla protezione temporanea intende invece tutelare gli sfollati provenienti da paesi terzi che non possono ritornare nel paese d’origine”.

LA REPLICA ITALIANA Non c’è ”nulla di nuovo” nella lettera inviata dal commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, al ministro dell’Interno Roberto Maroni secondo fonti del Viminale. Il fatto che il permesso temporaneo di soggiorno concesso dall’Italia non faccia scattare automaticamente la libera circolazione nell’area Schengen, spiegano al Viminale, ”è cosa nota, perché devono anche essere rispettate una serie di condizioni previste dal Trattato che per noi, in questo caso, sono rispettate”. Quanto al fatto che non ci sono le condizioni per attuare la direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea, al Ministero fanno notare che lo stesso Maroni giovedi’ scorso in Parlamento aveva riconosciuto che diversi Paesi erano contrari.