Pescatori Mazara del Vallo. Haftar libera nave turca, familiari sotto casa Bonafede: “L’Italia non conta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2020 15:03 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2020 15:03
Pescatori Mazara del Vallo

Pescatori Mazara del Vallo sequestrati in Libia da 100 giorni (Ansa)

Pescatori Mazara del Vallo da più di cento 100 giorni ostaggi in Libia. Da 100 giorni 18 pescatori italiani sono nelle mani della Milizia del generale Haftar. 

Ieri, all’angoscia si è aggiunta la beffa: la Libia ha appena rilasciato una nave turca. Meno di una settimana fa aggancio in mare e sequestro da parte della stessa milizia, per lo stesso tipo di presunto sconfinamento.

Pescatori Mazara del Vallo da 100 giorni prigionieri di Haftar

C’era rabbia e sconcerto a Mazara del Vallo (Trapani) dopo la liberazione, nel pomeriggio, della nave turca “Mabouka“.

Con il tutto il suo equipaggio composto da sette marinai era stata sequestrata dalla milizia del generale Khalifa Haftar nell’Est della Libia il 5 dicembre scorso.

L’annuncio l’ha dato direttamente il portavoce militare di Haftar, il generale Ahmed al Mismari:  la nave ha pagato una multa per aver violato le acque libiche.

I familiari sotto casa del padre del ministro Bonafede

I familiari, da cento giorni in apprensione costante, occupano l’aula consiliare dove si trovano riuniti in mobilitazione permanente.

Alle notizie sulla “Mabouka” si sono spostati davanti l’abitazione dei genitori del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Loro concittadino.

Sul posto sono arrivati Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale. I familiari hanno inscenato la protesta al grido di “Vergogna, vergogna”. Sul posto sono arrivati Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale. I familiari hanno inscenato la protesta al grido di “Vergogna, vergogna”.

“Questi politici devono dimettersi – dice Giuseppe Giacalone, papà di Giacomo, uno dei marittimi sequestrati – è inaccettabile che la nave turca è stata presto liberata e i nostri figli sono rinchiusi in Libia da 102 giorni”.

Tommaso Macaddino, della Uila pesca che si trova nell’aula consiliare a Mazara occupata, da oltre 90 giorni dai familiari dei pescatori fermati grida la sua indignazione e il suo stupore.

“Il ministro degli Esteri deve riportare i nostri cari a casa”

“Siamo indignati perché i nostri congiunti subiscono un trattamento diverso da quello riservato ai turchi. Il ministro degli Esteri ci deve riportare i nostri cari a casa, siamo indignati e disposti ad inscenare proteste estreme”. E’ la protesta, sono le urla di Cristina Amabilino, moglie di Bernardo Salvo, uno dei marittimi.

“II cargo turco liberato attraverso un riscatto era stato fermato con la stessa motivazione di sconfinamento avanzata ai nostri pescherecci”, incalza Macaddino.

Il sindaco di Mazara: “Sembra che il nostro Stato non conti nulla”

“Incredulo” anche il sindaco di Mazara, Salvatore Quinci: “c’è un senso di smarrimento e di incredulità in questo momento. Proviamo la sensazione che il nostro Stato non conti nulla.

Oltre cento giorni di attesa sono davvero troppi: un tempo lunghissimo. Ed ora la vicenda della liberazione della nave turca sta generando una rabbia enorme da parte dei nostri concittadini che attendono il rilascio dei propri congiunti.

Sembra che il nostro governo non abbia le carte in regola per risolvere questa situazione. Ci sentiamo non tutelati”, sbotta l’ex parlamentare e ex sindaco di Mazara per 10 anni, Nicola Cristaldi.

“E’ questa la dimostrazione della marginalità della politica estera del nostro Paese. E’ una sconfitta delle istituzioni italiane a tutti i livelli e appare alquanto inquietante il silenzio delle istituzioni locali che dovrebbero attivare forme di protesta anche eclatanti per ottenere la liberazione dei nostri pescatori”.