Peschereccio mitragliato, l’Italia pensa a una revisione del “trattato di amicizia” con la Libia

Pubblicato il 14 Settembre 2010 8:53 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2010 8:57

Dopo l’aggressione a colpi di mitra da parte di una motovedetta libica al peschereccio italiano avvenuta lunedì 13 settembre si torna a discutere del trattato di Amicizia  tra Italia e Libia siglato tra governo e Gheddafi.

A bruciare è soprattutto la beffa, il fatto che quelle motovedette utilizzate per far fuoco contro gli italiani fossero proprio un omaggio del nostro governo. Dovevano servire a tutt’altro, almeno sulla carta: contrastare l’immigrazione clandestina. Adesso, però, appare evidente che nel trattato ci sono zone d’ombra, margini interpretativi fin troppo ampli e che ora, di conseguenza, il Viminale sta pensando a ridiscuterne alcune parti.

C’è da capire, prima di tutto, come spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, perché i libici abbiano aperto il fuoco e qual’era il ruolo dei finanzieri italiani a bordo della motonave che ha sparato sul peschereccio di Mazara del Vallo. La spiegazione ufficiale del Paese di Gheddafi: “Abbiamo sparato perché hanno sconfinato”, non convince. Innanzitutto mancano le prove di un effettiva invasione delle acque territoriali. E anche sello sconfinamento ci fosse stato nulla, nel trattato, parla specificamente di ricorso alle armi come invece è avvenuto.

Del probelma hanno parlato a lungo, nella serata di lunedì, il ministro dell’Interno Roberto Maroni e quello degli Esteri Franco Frattini. Uno dei nodi cruciali, spiega il Corriere della Sera, è quello del Golfo di Sirte su cui Gheddafi rivendica una sostanziale giurisdizione.

Gheddafi dà ordini che violano sistematicamente le regole internazionali e, non a caso, sono arrivate almeno le scuse libiche per l’accaduto con tanto di apertura d’inchiesta per far luce sull’accaduto. Dal ministero degli Esteri precisano che “i nostri sono cittadini stranieri su suolo libico e dunque non hanno alcun potere di intervento”. Il punto, quindi, è cambiare in parte le regole per consentire agli italiani un minimo margine di manovra. Si tratta di circoscrivere in modo chiaro le situazioni in cui si possono usare le motovedette.