“Piemonte libero”: la lunga notte della Lega, sopra il Po comandano loro

Pubblicato il 30 Marzo 2010 8:46 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2010 8:46

E’ finita, in Piemonte sventola la bandiera verde di Cota, Mercedes Bresso non ce l’ha fatta per un’incollatura. Era lei l’ultimo argine al vento della Lega a nord del Po. E’ battuta ma proprio quello scarto minimo la costringe a chiedere il riconteggio dei voti: “Quando lo  scarto è dell’0,5% è doveroso ricontare le schede”. Poi lo sfogo: l’anti-politica dei grillini e il profilo estremista degli avversari.

Intanto dall’altra parte della barricata sentono di aver compiuto un miracolo, «Piemonte libero!» urlano i sostenitori di Cotino, come lo chiama il grande capo Bossi. I sostenitori leghisti lo circondano felici: «Chi non salta comunista è» esultano pazzi di gioia. Cota, raggiante, annuncia il federalismo e le riforme. Non è il momento del fairplay e non le manda a dire alla Bresso che chiede il riconteggio: ” Non perde occasione per stare zitta. Siamo noi, semmai, a temere che ci abbiano sottratto dei voti. Ce ne hanno fatte di tutti i colori: nove ricorsi per liste patacca, alcune autenticate da esponenti del Pd”. La sala della sede storica della Lega Nord a Torino è gremita all’inverosimile. E’ in via Poggio, nel cuore di Barriera di Milano. Non un posto qualunque. Qui Torino gioca la sua partita sull’immigrazione.

All’1 e 40 hanno espugnato la “città dei rossi”  che adesso masticano amaro. La Bresso è sfinita e disamorata. Le brucia quel 4% raccolto dal partito di Beppe Grillo: sommando il risultato da lei raggiunto, quasi il 47%, con quello totalizzato dal grillino Davide Bono, si arriva al 51% circa con cui la presidente uscente sconfisse il centrodestra nella precedente tornata elettorale. Sono quei voti a mancare, la protesta anti Tav ha pesato come un macigno sulla competizione, di fatto ha spianato la strada a Roberto Cota. E Beppe Grillo, sornione, si gode l’exploit alle urne ma già è costretto a parare i fendenti di chi lo vuole sul banco degli imputati. A botta calda il comico genovese ostenta distacco – “Dormivo non so niente, il risultato è preconfezionato” -,  ma sa di averla fatta grossa. A chi gli chiede se lo sa risponde un laconico “Così non mi piace, non mi piace”. Poi però rintuzza gli attacchi, controribatte e spiega che “siamo la Lega del terzo millennio, – e che il centrosinistra si è fregato con le sue mani.

Mercedes Bresso cinque anni fa aveva strappato al governatore azzurro Enzo Ghigo un feudo berlusconiano a lungo imprendibile, adesso le tocca lasciarlo alla Lega, agli “impresentabili”.   “C’é un fortissimo voto di protesta – ha rimarcato Bresso – e il 4% andato al candidato di Beppe Grillo ha impedito la vittoria del centrosinistra in Piemonte. E i voti ai grillini – ha sostenuto – sono in gran parte voti del centrosinistra. Certo questo risultato non era stato previsto, è stato sottovalutato, nei sondaggi non appariva, ma è un voto di protesta violenta, arrivato in modo improvviso, come spesso si manifestano i movimenti di questo tipo”.

Bresso ha negato che sia stato un errore l’alleanza con l’Udc, che ha avuto un risultato nettamente inferiore alle aspettative. “Il dato – ha dichiarato – è la sconfitta dell’ipotesi di poter costruire un fronte politico di opposizione che punti sulla ragionevolezza e la moderazione, e su un progetto politico sensato che non spacchi il Paese. Gli elettori hanno premiato chi ha voglia di spaccare. E io mi sento inadeguata a un mondo così, dove conta solo chi la spara più grossa”. “Chi ha votato per il candidato di Beppe Grillo sarà contento – sì è lasciata andare a dire a un certo punto la presidente uscente – di finire governato da qualcuno che gli assomiglia, anche se sta dall’altra parte”.

La debacle del centrosinistra in Piemonte è stata segnata dalla vittoria di Cota in tutte le province a esclusione di Torino. E’ anche la vittoria dei novaresi alla conquista di Torino: con Cota c’era l’amico fedelissimo, Massimo Giordano, che di Novara è sindaco e dove l’affermazione leghista è stata straripante. E anche in quello che veniva ritenuto il villaggio di Asterix del centrosinistra, il vantaggio di poco meno del 10% realizzato da Bresso non è stato sufficiente ad arginare la marea montante dei consensi arrivati dal resto della Regione. “Il problema vero – ha detto alla fine Bresso – è la sconfitta della tesi che gli elettori scelgano chi parla di cose concrete e cerca di risolvere i problemi. L’accoppiata Berlusconi e Lega è quanto di meno moderato ci sia. E’ estremamente violenta e aggressiva, cavalca la protesta, e fa apparire insensato chi si ostina a fare politica basandosi sui programmi”.