Piemonte, anche Sergio Chiamparino chiederà più autonomia, ma no referendum

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 dicembre 2017 9:09 | Ultimo aggiornamento: 28 dicembre 2017 9:09
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Piemonte, anche Sergio Chiamparino chiederà più autonomia, ma no referendum

ROMA – Piemonte, anche Sergio Chiamparino chiederà più autonomia, ma no referendum. Si allunga l’elenco delle Regioni che bussano alla porta del governo per chiedere più autonomia. Dopo i referendum di Veneto e Lombardia, e dopo i tavoli già avviati anche con l’Emilia Romagna e la richiesta della Liguria di costituirne uno, presto anche il Piemonte potrebbe avviare una trattativa con lo Stato per chiedere più competenze, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, e relative risorse.

Ad annunciarlo è lo stesso governatore piemontese, Sergio Chiamparino, che rifiuta la logica referendaria dei colleghi di centrodestra Maroni e Zaia, ma si dice pronto ai negoziati. L’occasione per Chiamparino di fare il punto sulla svolta autonomista che sta interessando un numero sempre maggiore di regioni italiane è la conferenza stampa di fine anno.

“Credo che anche il Piemonte abbia le condizioni necessarie per sedersi al tavolo della negoziazione”, sottolinea il presidente, che rivendica di avere raddrizzato in tre anni i conti di una Regione ereditata sull’orlo del baratro. E di avere attivato, proprio in virtù di una negoziazione col governo, investimenti per più di un miliardo di euro da qui al 2022.

Domani la giunta regionale della Liguria, guidata da Giovanni Toti, approverà intanto una risoluzione per chiedere di aggregarsi ai tavoli già aperti dal governo con altre Regioni del Nord. “Se riusciremo ad aggregarci ai tavoli bene, altrimenti anche noi saremo costretti a chiamare i liguri a conquistare un pezzetto di autonomia con il voto”, è la posizione del governatore ligure.

Un aut aut non condiviso invece da Chiamparino: “Continuo a rifiutare la logica referendaria alla Maroni-Zaia, perché hanno un profilo politico che non è il nostro”, spiega il presidente subalpino. Nessuna ‘deadline’, dunque, anche perché, sostiene, “sono processi lunghi” e rispetto al referendum è “diverso cercare di vedere se una volta raggiunta la stabilità di bilancio vi siano competenze che possono essere trasferite dallo Stato alle Regioni”.

Il modello è quello dell’Emilia-Romagna, per Chiamparino, che non ha mai fatto mistero di apprezzare la strada imboccata su questo argomento dal collega Stefano Bonaccini. E che indica anche un altro requisito indispensabile, quello cioè che le imminenti elezioni non producano “uno scenario di incertezze, perché non aiutano chi vuole lavorare per la crescita e chi, come noi, può essere interessato ad aprire una negoziazione con il nuovo governo”.

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