Piemonte torna al voto: 4 anni di ricorsi, sospensioni, dubbi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2014 7:36 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2014 22:43
Roberto Cota (foto LaPresse)

Roberto Cota (foto LaPresse)

TORINO – La sentenza del Consiglio di Stato che ufficializza il ritorno alle urne del Piemonte e cancella la gestione di Roberto Cota mette fine ad una vicenda iniziata poche settimane dopo il voto del 2010. Una querelle legata alla legittimità dei risultati delle elezioni regionali in Piemonte che ruota intorno alla lista ‘Pensionati per Cota’.

Il suo numero uno, Michele Giovine, ottenne un seggio a Palazzo Lascaris ma in seguito venne condannato a due anni e otto mesi di carcere (in via definitiva) per irregolarità nella presentazione delle candidature.

Contro il risultato del voto Mercedes Bresso, candidata alla presidenza per il centrosinistra, presentò un ricorso al Tar insieme a Luigina Staunovo Polacco, pasionaria dei “Pensionati e Invalidi”, che l’aveva sostenuta.

Il 16 luglio 2010 arrivò la risposta interlocutoria del Tar che, di fatto, fu all’origine dell’allungamento dei tempi della vicenda: prima di decidere bisognava capire se la lista ‘Pensionati per Cota’ fosse illegittima, e per questo era necessaria una causa civile che Bresso doveva attivare con una “querela di falso”. Fra intoppi e rinvii, quella causa è, oggi, ancora sospesa in Corte d’Appello (in teoria deve riprendere il 29 aprile).

Nel frattempo l’iter amministrativo è andato avanti a forza di ricorsi: sono stati investiti del caso il Consiglio di Stato e persino la Corte Costituzionale, che hanno preso decisioni interpretate di volta in volta come a favore dell’uno o dell’altro concorrente.

Poi, nel 2012, il momento chiave: il Consiglio di Stato sancì che “al Tar spetta ogni approfondimento” sulla falsità della lista dei Pensionati. In pratica, i giudici di Torino non devono aspettare la “querela di falso” per decidere. E i giudici di Torino, lo scorso 10 gennaio, hanno deciso: il ricorso Bresso è accolto, il voto è annullato. Una tesi confermata nella tarda serata dell’11 febbraio dal Consiglio di Stato.