Piemonte, Umbria, Puglia… costi “spaziali” Regioni in tempi di spending review

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Giugno 2013 13:41 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2013 13:41
Piemonte, Umbria, Puglia... costi "spaziali" Regioni in tempi di spending review

Roberto Cota (Foto Lapresse)

TORINO – La Regione Piemonte, guidata dal leghista Roberto Cota, si è lanciata quest’anno in costi “spaziali” senza precedenti: ben sei enti regionali hanno partecipato come espositori al salone Airshow di Le Bourget. Ma non è l’unica regione ad aver aderito con entusiasmo, c’è pure l’Umbria, la Puglia, così come la Regione Lazio. A spulciare tra gli stand del salone di Parigi è Sergio Rizzo che passa in rassegna alcune delle più costose iniziative promozionali degli enti locali al tempo della spending review.

Partiamo dal Piemonte, ecco la lista degli espositori all’Airshow di Parigi:

Dove non mancava, appunto, la Regione Piemonte. Ma anche il suddetto Ceipiemonte. E la finanziaria regionale Finpiemonte. Poi la Camera di commercio di Torino, che di Finpiemonte è anche azionista. Il Politecnico di Torino, che partecipa a una società con Finpiemonte. Nonché Torino Piemonte aerospace, ovvero «un progetto della Camera di commercio di Torino gestito da Ceipiemonte al servizio delle imprese piemontesi eccellenti della filiera aeronautica», spiega il sito Internet. Per un totale di sei — soggetti pubblici — sei.

Ma le altre Regioni non sono da meno: nell’elenco degli espositori italiani a Le Bourget fa bella mostra di sé anche l’Umbria:

l’Università di Perugia, lo stand dell’Umbria trade agency, o Centro estero Umbria. Di che cosa si tratta? È un organismo costituito dalla Regione Umbria nel 2009 insieme alle Camere di commercio di Perugia e Terni, per promuovere «l’internazionalizzazione delle imprese umbre». Una specie di Ice regionale, insomma. Peccato che al salone parigino ci fosse anche uno stand di Umbra aerospace, l’associazione delle imprese di settore che ha come «partner istituzionali» tanto la Regione Umbria quanto L’Umbria trade agency. Poco male. Melius abundare.

Scorrendo la lista sorprendente è la presenza della Regione Puglia

Del resto, si sarebbe potuto rinunciare a una presenza all’Air show della «Apulia Region» (Regione Puglia) causa presenza a poca distanza di un padiglione Alenia aeronautica del gruppo Finmeccanica, che ha stabilimenti a Foggia, Brindisi e Grottaglie, in Provincia di Taranto? «Stimolare i processi di innovazione e competitività nel settore aerospaziale pugliese con un attenzione particolare per la formazione: questo l’obiettivo della partecipazione della Regione Puglia» secondo il sito Puglialive.net.

In passato però ci sono state Regioni che si sono distinte con maggiore opulenza:

come la Regione Lazio, che nel 2005 contribuì al finanziamento della missione spaziale Soyuz con a bordo il cosmonauta viterbese Roberto Vittori e un seguito di prodotti tipici laziali: dalle olive di Gaeta al pecorino della Sabina. Un accoppiamento, quello fra le stelle e le prelibatezze alimentari, sperimentato anche dalla Regione Campania nell’ottobre 2011 al Congresso internazionale di astronautica di Cape Town, in Sudafrica. Nell’ambito del programma «Campaniaerospace».

La lista degli sprechi sembra non avere fine. Scrive ancora Sergio Rizzo:

Da quando le Regioni hanno preso a gestire valanghe di denaro, la tentazione di comportarsi come Stati sovrani è stata inarrestabile. Ecco allora le ambasciate regionali, gli assessorati all’internazionalizzazione (ce l’ha, per esempio, la Regione Calabria), le agenzie di promozione all’estero, fino all’esplosione di una selva di surreali marchi territoriali: Made in Piemonte, Made in Lombardy… Alcuni finiti sotto la tagliola della Consulta, che nel luglio del 2012 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Lazio approvata durante la giunta di Renata Polverini che aveva istituito un elenco di prodotti «Made in Lazio» realizzati con materie prime laziali. […] Nel 2010 il ministro dell’Economia Giulio Tremonti fece il conto, scoprendo che fra ambasciate, consolati, uffici di promozione, antenne commerciali e punti d’appoggio, le Regioni italiane potevano contare su 178 sedi estere. Il solo Piemonte poteva contare su 23 basi oltrefrontiera…