Pier Carlo Padoan: il candidato numero 1 per il dopo Renzi

di Edoardo Greco
Pubblicato il 5 dicembre 2016 10:29 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2016 10:36
Padoan: candidato numero 1 per il dopo Renzi

Pier Carlo Padoan con Matteo Renzi
ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Pier Carlo Padoan: il candidato numero uno per il dopo Renzi. Il ministro dell’Economia, che ha annullato il suo appuntamento odierno (5 dicembre) all’Eurogruppo di Bruxelles dove avrebbe dovuto portare l’immagine più rassicurante possibile dell’Italia post referendum, è – fra i possibili successori di Matteo Renzi -quello che è meglio conosciuto negli ambienti internazionali per via dei suoi incarichi nel Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse).

Nato a Roma il 19 gennaio 1950, a dispetto del cognome veneto è di origini piemontesi. Tifosissimo della Roma, se la “Maggica” perde una partita non dorme la notte e spegne la tv se a guardare la partita c’è un laziale. Appassionato di cultura inglese, di montagna e di libri di storia, ha passato parte dell’adolescenza in Canada.

Padoan è un economista con un lungo curriculum accademico. A 25 anni, nel 1975, pubblica su “Critica Marxista” una relazione dal titolo “Il fallimento del pensiero Keynesiano”, in cui Padoan riassume il lavoro di un gruppo di giovani economisti dell’Istituto Gramsci sul tema “Limiti del dirigismo e fondamenti teorici della politica delle riforme”. Si tratta di una critica da sinistra delle politiche keynesiane. Nel 1980, con altri giovani colleghi sotto la guida di Claudio Napoleoni, scrive il saggio “Afferrare Prometeo” in cui – ambiziosetto – cerca di indicare una terza via fra capitalismo e marxismo.

Passano 18 anni e il quarantottenne Padoan torna a far parlare di sé per un pamphlet di un rosso decisamente attenuato rispetto ai saggi summenzionati: “Proposte per l’economia italiana” (Laterza, 1998), scritto con Nicola Rossi e Marcello Messori, con prefazione di Massimo D’Alema. Quest’ultimo porterà il testo al congresso del Pds: nell’infuocato dibattito interno, in cui quelle dalemiane sono le posizioni di “destra”, Padoan, Rossi e Messori saranno definiti i “blairiani alle vongole”.

Nello stesso anno D’Alema, nominato premier dopo aver disarcionato Prodi, vorrà Padoan con sé al governo come consigliere economico. Amato, che succede al dimissionario D’Alema nel 2000, riconferma l’economista al suo posto. Il duumvirato Amato-D’Alema, perse le elezioni del 2001, nomina Padoan direttore della fondazione Italianieuropei.

Sempre nel 2001 arriva l’incarico al Fondo Monetario, dove è direttore esecutivo per l’Italia con responsabilità Albania, San Marino, Portogallo, Grecia e Timor Est. Diventato ormai un sacerdote dell’austerity, nel 2007 viene nominato vice direttore generale dell’Ocse, dove due anni più tardi diventa capo economista.

Fra fine 2013 e i primi due mesi del 2014 si ritorna a parlare molto di Padoan: come capo dell’Ocse si ritrova più volte a bacchettare il governo italiano per le stime sul Pil (sbagliate per eccesso) e sul debito pubblico (sbagliate per difetto), invitando l’esecutivo Letta a non allentare le politiche rigoriste sul bilancio. Negli ultimi giorni del 2013 è proprio Letta a designarlo al vertice dell’Istat.

Neanche due mesi più tardi si trova a Sydney quando viene imbarcato a malincuore nell’avventura del governo Renzi, nella difficile posizione di ministro dell’Economia, per la quale presterà giuramento con due giorni di ritardo rispetto ai suoi colleghi. In quel ruolo si troverà dall’altra parte del tavolo: sarà lui in più di un’occasione a chiedere alle istituzioni europee e internazionali un po’ più di elasticità sui rigidi parametri del deficit.

Padoan ha due figlie: Eleonora, che ne ha raccolto l’eredità più “tecnica”, di economista passata prima per la Sace e poi approdata alla Cassa depositi e prestiti. Veronica invece è la figlia “politica”: ricercatrice per l’Ires-Cgil, si occupa di immigrazione e mercato del lavoro, ed è stata fotografata e intervistata ad agosto mentre manifestava al fianco dei migranti contro il caporalato e contro il governo.