Pietro Grasso: “Ciancimino depistò sull’omicidio Mattarella. Alcuni frenarono la verità anche su Falcone”

Pubblicato il 6 Gennaio 2011 - 12:30 OLTRE 6 MESI FA

Il Procuratore Nazionale antimafia Pietro Grasso

Nella mattina del 6 gennaio, Palermo ricorda il 31esimo anniversario della morte del presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella. In via Libertà sono state deposte corone di fiori sul luogo dell’omicidio alla presenza della vedova, dei figli, dei nipoti e del fratello Sergio Mattarella. Alla cerimonia era presente, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il prefetto Giuseppe Caruso, l’assessore regionale alla Famiglia e al Lavoro, Andrea Piraino, in rappresentanza della giunta, il presidente della Provincia Giovanni Avanti, il sindaco Diego Cammarata, il capogruppo del Pd Antonello Cracolici, il senatore del Pdl Carlo Vizzini, il presidente dell’Antimafia regionale Lillo Speziale, i vertici delle forze dell’ordine.

Il procuratore antimafia Pietro Grasso ricorda l’omicidio e racconta: “Io che ho iniziato a indagare su questo omicidio 31 anni fa, come giovane sostituto procuratore a Palermo, ho avuto subito l’intuizione, che però non si è mai potuta dimostrare, che quello di cui è stato vittima Mattarella è stato un delitto politico-mafioso, non solo mafioso e non solo politico. E questo l’abbiamo sempre detto, le indagini lo hanno fatto intuire. Nemmeno all’interno di Cosa nostra si riescono ad avere notizie su questi fatti eccezionali per un’organizzazione criminale che spesso è stato braccio armato di altri poteri”.

“È questo il contesto – ha aggiunto – in cui va indagato questo omicidio che ha fermato un cambiamento e uno sviluppo. Ci dobbiamo chiedere in 31 anni cosa è stato fatto per avviare quel cambiamento e quello sviluppo. Ma questo è un altro discorso”.

Per Grasso “la particolarità e la complessità del movente o dei moventi dell’omicidio ha impedito che si facesse piena luce. Ci sono state azioni di depistaggio nel corso delle indagini”. A questo punto, Pietro Grasso lancia un’accusa diretta all’ex sindaco di Palermo: “C’è stata, in particolare, un’attività di depistaggio di Vito Ciancimino allora collante tra politica e mafia nell’attribuire alle Brigate rosse l’omicidio”.

A proposito dell’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone, Grasso si è prende il merito di “avere iniziato uno stravolgimento della ricostruzione della dinamica iniziale attraverso il collaboratore Fontana”.

“Da quel momento – ha spiegato il procuratore antimafia – è iniziata una ricostruzione diversa, individuando elementi che non hanno favorito uno sviluppo normale delle indagini. Ci sono stati processi a Caltanissetta nei confronti di artificieri e di altre persone che certamente non hanno contribuito all’accertamento della verità”.