Pietro Grasso: "Falcone ucciso anche per fermare Tangentopoli"

Pubblicato il 16 Maggio 2012 - 11:35 OLTRE 6 MESI FA

PALERMO – ''Certamente Falcone, come Borsellino, erano dei nemici da bloccare per quello che potevano continuare a fare. Ma l'attentato di Capaci, per le modalita' non usuali per Cosa Nostra, fu anche un messaggio di tipo terroristico non tanto eversivo quanto conservativo per frenare le spinte che venivano fuori da tangentopoli contro una politica che era in crisi''. Queste le valutazioni del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso in un'intervista rilasciata al Corriere.it.

''Per noi e' lacerante intuire ma non potere ancora dimostrare'', afferma Grasso secondo il quale ''la strategia stragista sia iniziata prima di Capaci e cioe' con l'omicidio Lima. E' li' che scatta un segnale per cui lo stesso Falcone mi disse 'Adesso puo' succedere di tutto' ''.

Grasso racconta anche dei suoi rapporti personali: ''Falcone suscitava tanta invidia perche' essendo un fuoriclasse metteva in luce la mediocrita' degli altri''. Nel corso dell'intervista Grasso mostrato anche l'accendino di Falcone. ''Per e' una reliquia. Me lo lascio' Giovanni alcuni giorni prima dell'attentato. Aveva smesso di fumare e mi disse: 'Tienilo tu, me lo restituirai se dovessi riprendere a fumare'. Ogni tanto penso di doverglielo ridare. Lo tengo sempre in tasca e mi aiuta a superare i momenti difficili pensando anche a tutti gli attacchi che subi' Falcone''.