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Pietro Grasso lascia il gruppo del Pd dopo l’approvazione del Rosatellum

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Pietro Grasso (foto Ansa)

ROMA – Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha deciso di uscire dal gruppo parlamentare del Partito Democratico dopo l’approvazione del Rosatellum. Una presa di distanza dal sistema di voto, con diverse fiducie, che il Partito Democratico ha fortemente voluto per l’approvazione della nuova legge elettorale.

La decisione, infatti, arriva nel giorno in cui il Senato ha approvato la nuova legge elettorale sulla quale il governo di Paolo Gentiloni ha posto cinque questioni di fiducia.

Grasso avrebbe deciso di lasciare il gruppo Dem perché non si riconoscere più né sul merito né nei metodi usati dal partito che è arrivato tra l’altro a chiedere ben 8 voti di fiducia sulla legge elettorale. Grasso, insomma, avrebbe voluto prendere le distanze da un partito che non sembrerebbe più avere in grande considerazione il ruolo del Parlamento.

Dai tempi della riforma costituzionale, Grasso non si è mai tirato indietro in quelle che sono state le sue responsabilità, anche quando si è trattato di prendersi degli insulti, ma probabilmente ora la misura è colma. E gli attacchi che gli sono stati tributati anche dal presidente del Pd Matteo Orfini lo scorso settembre non avrebbero contribuito a svelenire il clima.

LE REAZIONI – Critico verso Grasso il Movimento 5 stelle. “L’uscita di Grasso dal Pd suona come una presa in giro colossale. Avesse avuto coraggio si sarebbe dimesso da presidente prima delle fiducie”, ha scritto su twitter il responsabile riforme del M5S Danilo Toninelli, mentre Alessandro Di Battista parla di una decisione “clamorosa” ma “anche lui si è reso conto che questo partito ha portato avanti manovre da golpisti istituzionali, cose fatte da uno squallido golpista e bulletto”.  

Nel Pd il capogruppo dei senatori, Luigi Zanda, parla di una “notizia inaspettata e in nessun modo prevedibile”, e il ministro alle politiche agricole e vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, commenta: “La motivazione della scelta del Presidente Grasso di lasciare il gruppo parlamentare del Pd la capiremo nei prossimi giorni, certo è una scelta che amareggia, non c’è nessun dubbio. Se il tema fosse quello della legge elettorale, sono convinto che avremmo buoni argomenti per spiegare il perché delle nostre scelte”.

Ben diverso il giudizio di Mdp, con Roberto Speranza che dice: “Chi serve lo Stato si trova spesso dinanzi a scelte difficili ed è proprio per questo che apprezzo il senso delle istituzioni sempre dimostrato dal Presidente del Senato. Rispetto profondamente la decisione di lasciare il gruppo del Pd dopo le ultime gravissime scelte compiute. La politica ha oggi più che mai bisogno di buoni esempi. Noi continueremo ad impegnarci per dare vita a quel progetto visionario a cui proprio Piero Grasso ha fatto riferimento nel suo intervento a Napoli”. Del resto, come sottolinea Monica Guerzoni sul Corriere della Sera, 

Più volte a sinistra si è evocato il nome della seconda carica dello Stato come possibile leader di Articolo 1 -Mdp, il nuovo partito di Bersani e D’Alema. A settembre alla festa di Napoli l’accoglienza per Grasso fu così calorosa da minare la leadership di Giuliano Pisapia. Adesso il ruolo di guida della «nuova» sinistra potrebbe toccare al presidente del Senato, il quale però non intende lasciare lo scranno più alto, fino al termine della legislatura.

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