Politica Italia

Di Pietro pensionato con stipendio pubblico: non si può ma…

Di Pietro pensionato con stipendio pubblico: non si può ma...

Di Pietro pensionato con stipendio pubblico: non si può ma…

MILANO – Antonio Di Pietro in pensione ma con uno stipendio pubblico. Non si potrebbe fare ma…ci hanno provato. L’ex pm infatti, da presidente di Pedemontana, società autostradale che fa capo alla Regione Lombardia, non potrà beneficiare dei 60 mila euro annui previsti come stipendio. Il tentativo della giunta lombarda di aggirare la legge che vieta ai pensionati di ottenere nuove retribuzioni pubbliche è fallito. Troppe polemiche, anche nella maggioranza di centrodestra.

“Non ero a conoscenza dell’emendamento, evidentemente avranno pensato che mi vedevano a lavorare tutto il giorno e volevano farmi una sorpresa: appena ho letto i giornali, ho chiesto di ritirarlo per non finire cornuto e mazziato”, ha commentato lo stesso Di Pietroa. “Sono sei mesi che sto facendo il presidente di Pedemontana come servizio civile, come se fossi sotto servizio militare – ha aggiunto Di Pietro – Mi avevano assegnato uno stipendio di 60mila euro lordi all’anno, 35mila netti. Non ho preso un euro finora, e non intendo prendere un euro fino a quando questa situazione non sarà chiarita. Lavoro tutti i giorni, notte e giorno: in Pedemontana non ci sono né amministratore delegato né direttore generale, mi tocca fare prete e sagrestano. Voglio ringraziare per la sensibilità mostrata nei miei confronti, ma meglio non fare niente prima dell’autorizzazione. Dopodiché, parliamoci chiaro: un servizio militare ha un inizio e una fine”.

Di Pietro, ricorda Pierpaolo Lio per Il Corriere della Sera,

era stato voluto a sorpresa, anzi praticamente imposto ai suoi, dal governatore Roberto Maroni per risollevare una società che è un buco nero che inghiotte milioni di euro di garanzie pubbliche davanti alle banche creditrici. Tanto che ieri la Regione è dovuta correre ai ripari con una nuova garanzia ventennale da quasi mezzo miliardo. «L’opera va terminata», raccomanda Di Pietro. «Guai a lasciarla a metà. Per le casse pubbliche sarebbe un salasso ancora peggiore». Il polverone sollevato sul suo stipendio l’ha però lasciato amareggiato. Il blitz della giunta a trazione leghista si è scontrato con le resistenze dell’alleato forzista, i mugugni di parte del Carroccio e lo stop delle minoranze. «Ha già la pensione e il vitalizio parlamentare, una deroga sarebbe una presa in giro per i cittadini», avverte il M5S. Il Pd, che pur gli riconosce meriti gestionali, contesta la legittimità dell’operazione pensata per aggirare la legge.

To Top