Pirozzi mito incrinato. Gliel’hanno tirata la botta o il pacco l’aveva tirato lui?

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 febbraio 2018 15:22 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2018 15:22
Sergio Pirozzi mito incrinato: è indagato. Gliel'hanno tirata la botta o il pacco l'aveva tirato lui?

Pirozzi mito incrinato. Gliel’hanno tirata la botta o il pacco l’aveva tirato lui? (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pirozzi mito incrinato. Sergio Pirozzi, la voce del popolo terremotato. Pirozzi il sindaco di Amatrice ma non solo, per tutti i giornali e soprattutto per tutte le televisioni il sindaco del terremoto. E mica un sindaco qualsiasi formato standard. Un “sindacone”, anche nella mole. E nel tono e nei gesti. Il sindaco guardiano e sentinella che i poteri non fregassero i terremotati. Il sindaco che quando si parlava di terremoto non si poteva non parlare con lui. Il sindaco fattosi, grazie a giornali e tv, un’autorità dello Stato e insieme un contropotere.

Pirozzi, il sindaco voce del popolo terremotato e Pirozzi personaggio delle cronache, ospite e figura fissa della compagnia di giro dei “dichiaranti”, quelli che dichiarano qualcosa alle agenzie di stampa, microfoni, talk-show…Pirozzi che volle farsi Governatore. Governatore, presidente del Lazio e mica solo di una cittadina, di tutto il Lazio. In nome del popolo più o meno contro tutti, in nome del popolo vero contro i popoli falsi Pirozzi si candida alle regionali del 4 marzo. Si aspetta gli venga dietro la Destra. Lui dalla Destra viene, di destra è. E non di destra all’acqua di rose. Pirozzi nasce e cresce di destra e destra tosta.

Ma la destra romana e laziale non lo segue, non lo accetta come leader e bandiera. Giorgia Meloni non porta a Pirozzi l’investitura a nome della Destra, perché a Roma la destra è Fratelli d’Italia. Pirozzi però un sostegno lo trova all’inizio ed è quello della Lega, di Salvini. Ma la Lega a Roma e dintorni conta come il due di coppe quando regna bastoni a tressette. Berlusconi poi Pirozzi non lo digerisce proprio.

Quindi Pirozzi candidato resta più o meno da solo. Ma lui dice ( chissà se ci crede davvero, se davvero si è auto convinto) che è solo con il popolo. E resta candidato. Racconta e deve essere vero gli abbiano offerto qualcosa, magari un seggio parlamentare per farlo desistere, rinunciare ad essere candidato. Con Pirozzi in campo infatti Stefano Parisi non vince di sicuro. Con i voti di destra-centro divisi su due liste nel Lazio il Centro destra o destra centro le Regionali le perde. Ma Pirozzi non accetta nulla, va davanti alle televisioni e fa la ruota a se stesso interpretando il Pirozzi non si vende e non si compra. Resta candidato.

Arriva quindi l’iscrizione nel registro degli indagati, preludio probabile al rinvio a giudizio. Pirozzi fa passare poche ore e poi pubblicamente dichiara che gliel’hanno tirata apposta. Apposta pochi giorni prima delle elezioni, apposta per punirlo come candidato, apposta per fargliela pagare. Non dice chi gliel’ha tirata, chi avrebbe suggerito alla magistratura di tirargliela, di fargli sgambetto e canagliata. Ma a chiunque alluda Pirozzi, c’è un pezzo che traballa nella sua architettura del me l’hanno tirata. Ormai Pirozzi è in lista e il danno di chi lo ritiene un danno è fatto. Se si trattava di metterlo fuori gioco ad arte, magari bisognava tirargliela prima, svariate settimane prima. Se è giustizia ad orologeria, allora l’orologio va proprio male.

Comunque Pirozzi si presenta come l’eroica vittima. Questo è un fatto. Giura che gliel’hanno tirata. E se invece fosse lui, l’eroico e indomabile e luminescente Pirozzi, il pacco che tutti noi ci siamo tirati addosso? Se il pacco di un paladino dei terremotati fosse stato confezionato da un’informazione frettolosa e vorace, in eterna fregola del crear personaggi, se il Pirozzi super cavaliere del giusto rocambolesco e grossolano quanto basta per farne popolo, ce lo avessero confezionato e recapitato le cronache romanzate dal terremoto? Se Pirozzi in fondo non avesse fatto altro che starci, che salire sul baldacchino di cartapesta allestito dalle troupes di inviati in loco?

Se Pirozzi fosse fin dall’inizio e fosse ancora un sindaco come mille e mille sindaci. Che un giorno, pressati dalla gente, ridanno l’abitabilità ad un edificio lesionato da un terremoto precedente? Un sindaco come mille e mille che non sta lì troppo a misurare, si fida dei tecnici e ai tecnici solo l’indicazione politica di riaprire al più presto. Se Pirozzi fosse, prima della grande recita nazionale sul terremoto che aveva bisogno di uno che facesse un Masaniello, uno dei mille sindaci per nulla eroi e per nulla salvatori e per nulla speciali che amministrano il loro Comune sentendo la gente? Facendo quel che vuole la gente. E’ anche così, facendo quel che vuole la gente, che si sbaglia e/o si incappa in fastidi e guai giudiziari.

Perché la gente, quando il terremoto è passato, vuole rientrare in case ed edifici e non vuole sentire ragioni e prudenze. Poi è la stessa gente, se torna il terremoto, che ti accusa di averli fatti rientrare mettendoli a rischio. Ecco, forse Pirtozzi è uno dei mille, anzi diecimila, anzi più o meno tutti che confondono la gente con il popolo. Magari non proprio uno qualsiasi dei diecimila sindaci, qualcosa di speciale Pirozzi ce l’ha: la vanità.