“Poltronesofà, gli artigiani della qualità”: la Lega gli fa cambiare lo slogan?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Marzo 2019 14:24 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2019 14:24
"Poltronesofà, gli artigiani della qualità": la Lega gli fa cambiare lo slogan?

“Poltronesofà, gli artigiani della qualità”: la Lega gli fa cambiare lo slogan?

ROMA – “Poltronesofà, gli artigiani della qualità”. Quante volte abbiamo sentito questo slogan? Presto potremmo non sentirlo più, per colpa della… Lega. Un testo di legge depositato dalla Lega stessa al Senato vuole infatti vietare l’utilizzo in mono non appropriato del termine “artigianale” all’interno delle pubblicità. Pena: sanzioni fino a 25mila euro. Se il testo sarà approvato, gli “artigiani della qualità” di Poltronesofà saranno quindi costretti a cambiare slogan.

Ma in realtà non solo loro. Ci sono anche le patatine “artigianali” Pata. O diversi marchi di gelato, anch’essi “artigianali” solo sulla carta.

“Poltronesofà, artigiani della qualità”. “Ma quali artigiani! Questi sono operai alla catena di montaggio, produttori industriali di divani in serie. In questo modo si squalifica l’artigianato”. La Claai, associazione che rappresenta le imprese artigiane, contesta da tempo l’utilizzo della parola “artigianale” a sproposito all’interno degli spot. “Capita spesso che imprese non regolarmente iscritte all’albo delle imprese artigiane, e quindi non in possesso dei requisiti previsti dalla legge 443 dell’85, utilizzino nel proprio nome o nel marchio la denominazione “artigiano” o “artigianale” – lamenta Marco Accornero, segretario generale della Claai – Queste pratiche rappresentano atti di concorrenza sleale nei confronti delle vere imprese artigiane”.

“L’obiettivo è colmare un vuoto normativo – spiega il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo – La legge quadro dell’artigianato non prevede sanzioni e divieti. Vanno introdotti. A tutela della concorrenza, del made in Italy ma anche del consumatore che ha diritto di sapere se un prodotto è artigianale oppure no”.

Fonte Corriere della Sera