Pomigliano, Manovra: i No della Fiom e delle Regioni. Il primo “irresponsabile”. E l’altro?

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 Giugno 2010 17:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:37

Protesta degli operai Fiat di Pomigliano

Sono due scene che si sono svolte quasi in contemporanea, due scene di un film che dovrebbe avere un titolo unico: “L’ora della responsabilità”. Però i film sono due e hanno trame diverse e, a seconda del film, i “buoni” e i “cattivi” si scambiano le battute del copione e il ruolo in sceneggiatura. Prima scena: i sindacati dei metalmeccanici arrivano alla riunione in Confindustria con la Fiat su Pomigliano. Scena drammatica e tesa: la Fiom, cioè i metalmeccanici della Cgil non firmano l’accordo che Marchionne vuole come condizione per investire nella fabbrica campana. La Fiom non firma l’accordo che è condizione per avere 700 milioni di investimenti, cinquemila posti di lavoro salvati, la fabbrica aperta e viva.

La Fiom non firma, gli altri sindacati sì. La riunione si apre nell’incertezza: si andrà a un accordo separato? Basterà questo alla Fiat che aveva chiesto il consenso di tutti? Rischierà la Fiat i suoi soldi e la sua produzione con un sindacato che non ci sta? Sta bluffando la Fiat che in realtà preferisce produrre le Panda in Polonia? Sta bluffando perchè in realtà, se la Fiom non molla, la Fiat non se la sente di chiudere Pomigliano e Termini Imerese correndo il rischio di una rivolta? O sta bluffando la Fiom che proverà a tirarla in lungo ma poi alla fine, firma o non firma, in qualche modo ci starà?

Tutti chiedono alla Fiom, alla Cgil e ad Epifani “responsabilità”. Tradotto: è da irresponsabili rischiare il posto di lavoro della gente, la chiusura della fabbrica, la stessa tenuta dell’ordine pubblico. La Fiom avrà pure le sue ragioni, l’accordo voluto dalla Fiat prevede ad esempio che chi firma oggi non sciopera domani altrimenti può essere punito anche con il licenziamento, ma “responsabilità” comanda di sacrificare tutto il sacrificabile all’interesse generale: la fabbrica aperta, gli operai al lavoro.

Chiedono alla Fiom di essere “responsabile” le istituzioni e il senso comune, gli altri sindacati, cioè i metalmeccanici della Cisl e della Uil, buona parte anche del Pd. Non tutti hanno tutte le ragioni per inchiodare la Fiom alla “responsabilità”, però alla fine dei conti magri e anche un po’ tristi hanno ragione: quel No alla Fiat sarà anche motivato e fondato ma è “irresponsabile”. Il presidente del Senato, che non c’entra nulla, ci è voluto entrare a piedi uniti: “No ai veti, non è più il tempo dei no”.

Seconda scena, riunione dei Presidenti delle Regioni. Da Formigoni a Vendola, da Errani a Polverini tutti uniti nella lotta dichiarano “irricevibile” la manovra Tremonti, cioè i tagli alle spese delle Regioni stesse. “Irricevibile”, la stessa parola usata dalla Fiom per definire il piano Fiat. Coincidenza, sarà un caso. Però poi le coincidenze diventano due: dicono i “Governatori” che i tagli sono “incostituzionali” perchè non decisi con le Regioni e perchè “tolgono i soldi ma non le funzioni”. Quindi lo Stato è un cattivo “padre”, anzi un “padre sciamannato”. Anche la Fiom e la Cgil hanno detto, guarda caso, che le richieste della Fiat sono “anticostituzionali”. Perchè ad esempio limitano il diritto di sciopero. Però alla “lobby ideologica” della Fiom e dintorni tutti chiedono “responsabilità”. Nessuno la chiede alla “Lobby dei Governatori”.

In entrambi i casi, Pomigliano e la Manovra, c’è un bene e un interesse prevalente. L’occupazione nel primo caso, la diminuzione della spesa pubblica nel secondo. Non si può fare a meno nè dell’una nè dell’altra. Chi non lo capisce fa danno ai più. Però ai metalmeccanici tutti chiedono giustamente di fare mogio viso a pessimo gioco, ai Governatori nessuno chiede di smetterla di urlare contro una legge di bilancio giudicata indispensabile in ogni paese europeo. Per i Governatori delle Regioni e della spesa pubblica continua a vigere il principio di irresponsabilità, finanziaria e anche politica. Di destra o di sinistra che siano, lo rivendicano con orgoglio. Per gli operai l’irresponsabilità è invece cancellata dai tempi e dalla realtà. Una domanda: se, come ammonisce Schifani, “è finito il tempo dei No”, perchè questo vale per gli operai e non per i Governatori? Perchè la spesa pubblica “si mangia” e il diritto di sciopero no? Perchè, “come mai, come mai… sempre in tasca agli operai…?”.

Perchè l’assenteismo, i finti certificati medici, i numerosissimi permessi elettorali vanno giustamente combattuti e abbattuti e la spesa discrezionale, quella con cui i Governatori fabbricano voti, va tenuta in vita? Perchè il salario, il lavoro devono essere “responsabili” e la spesa pubblica regionale no? I film sono dunque due: “L’ora delle responsabilità” che, piaccia o no alla Fiom, va in sala a Pomigliano. E “La rivolta degli Intoccabili, i Signori della Spesa” che continua irresponsabilmente ad essere recitato e proiettato nella multisala regionale chiamata “Territorio”.