Pompei. Restauro della Casa di Gladiatori del 2009 tenuto segreto da Bondi: possibile causa dei crolli?

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 17 novembre 2010 14:24 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2011 19:55

Il crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei, sito archeologico dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità, nell’Italia delle verità sempre nascoste sta assumendo i toni di un giallo, piuttosto che di una tragedia per l’arte: il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi aveva  affermato che gli ultimi lavori di restauro della Schola Armaturarum risalissero agli anni 50, ma le sue parole sono state smentite dalle immagini di Google Street View, che ritraggono un operaio poggiato ad una grata di legno, con cartello di inizio lavori.

Il fatto sorprendente è che dal cartello si evince chiaramente che i lavori sono di restauro per la copertura della Casa dei Gladiatori, parte di un lotto da 297.253 euro e affidati alla ditta Caccavo srl, durante la gestione commissariale di Pompei. In una lettera a Bondi 17 sovrintendenti archeologici su 19 , tra cui Jeannette Papadopoulos, sovrintendente ad interim di Pompei e Napoli, si sono apertamente scagliati contro l’operato del ministro: “È tempo che la cultura dell’emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano”.

Nella lettera i sovrintendenti contestano anche le dichiarazioni del ministro circa la necessità di affiancare loro dei manager, sostenendo che “la valorizzazione come concetto mediatico non può sostituirsi al paziente e faticoso lavoro di monitoraggio, consolidamento e restauro”, e puntano il dito contro i “pensanti tagli” giunti assieme a “pesanti riduzione del personale”, che hanno comunque creato un “appesantimento nelle procedure di spesa” e la mancana di tecnici specializzati.

Pompei viene dunque additato come caso emblematico, dove gli effetti sono imputati al commissariamento da parte di personale non tecnico, cioè un funzionario della Protezione civile e di un prefetto in congedo. Dal canto suo il ministro Bondi definisce la lettera “gravissima” per almeno tre motivi: “In primo luogo perché alimenta e cerca di accreditare la convinzione di una responsabilità politica nel cedimento di una ricostruzione in cemento armato a Pompei; in secondo luogo perché i fondi a Pompei ci sono sempre stati ed è mancata la capacità di spenderli in maniera adeguata; infine perché i commissari hanno sempre operato in totale sintonia con i sovrintendenti”.

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Il polverone politico era inevitabile: il finiano Fabio Granata che sostiene che quanto emerso “conferma la sua pesante e diretta responsabilità politica. – e aggiunge – Patrimonio e attività culturali non possono essere lasciate ancora nelle mani del peggior ministro di sempre”. Parole di difesa giungono dal ministro Mariastella Gelmini, che definisce “attacchi strumentali” le accuse rivolte al collega, mentre il portavoce pdl Daniele Capezzone parla di “offese inaccettabili”.

La situazione è comunque grave per il ministro, le cui responsabilità vengono sottolineate dall’architetto Antonio Irlando, dell’Osservatorio Patrimonio culturale: “Questa foto fa sobbalzare. Perché indica che i lavori del 2009 prevedevano il restauro del solaio in cemento armato che è stato finora indicato, assieme alla pioggia, come il responsabile principale del crollo devastante della Schola Armaturarum di via dell’Abbondanza. Ma noi non sappiamo cosa stessero facendo lì quegli operai. Nessuno finora ce ne aveva parlato. Eppure il ministro ha parlato più volte di quel crollo. Perché quei lavori sono stati taciuti?”.

Osservando la foto si può ammirare la Casa del Moralista ancora intera e le voci ed i sospetti tra gli addetti alla sorveglianza riguardo alcuni lavori fatti poco prima del crollo tendono ad entrare nella realtà, una realtà dove il commissario aveva trasformato il cantiere della casa dei Casti Amanti in un ‘cantiere evento’ visitabile, che per essere allestito aveva avuto bisogno di mezzi pesanti come gru, betoniere e pale meccaniche, proprio sul terrapieno alle spalle di via dell’Abbondanza. Che sia stata una mera coincidenza l’inizio dei crolli con la fine dei lavori e l’apertura del cantiere evento? Il ministro Bondi dovrà rispondere anche a questa domanda nella mozione di sfiducia che gli è stata mossa dall’opposizione.