Il “Viola” si è stinto, il popolo c’è ma non è “il” popolo

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 4 Ottobre 2010 14:44 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2010 16:18

Il corteo del secondo "No B-Day"

“Siamo mezzo milione!”. Erano ventimila. Così fan tutti: gridano dal palco e davanti all’intervistatore della tv di essere dieci, venti volte quelli che davvero sono in piazza. Così fan tutti e così ha domenica scorsa fatto anche il “Popolo Viola”. Mal comune, mezzo gaudio? Non proprio, perchè il “Popolo Viola” forse più degli altri ci crede in assoluta buona e cieca fede al proprio strabismo diciamo così “quantitativo”. Questa storia del “popolo” fa infatti parte integrante della “nuova narrazione” per dirla con Nichi Vendola che proprio “Popolo Viola” non è ma al popolo viola volentieri parla e dal popolo viola con piacere viene ascoltato.

Così fan tutti anche con il “popolo”. Maestri sono quelli della Lega: hanno circa il dieci per cento dei voti su scala nazionale, nelle Regioni del Nord spesso oscillano tra il venti e il trenta per cento. Tanta “roba” ma tanta da configurare “un” popolo e non certo “il” popolo. Però la Lega battezza unico, vero e totale e totalizzante “popolo” il suo e “scomunica” dalla caratteristica di “popolo” il restante novanta, ottanta o settanta per cento. La “narrazione” leghista narra appunto che altro “popolo” non c’è. E che quindi l’unico vero popolo ha il sacrosanto diritto di fare quel che gli piace.

Berlusconi che di voti ne ha tre volte la Lega “narra”, con qualche ragione di più di essere “il” popolo. Anche qui forzata e pericolosa oltre che aritmeticamente inesatta è la confusione e commistione tra maggioranza relativa dei voti elettorali, maggioranza dei seggi in Parlamento e “popolo”. Quello del Pdl è un grande popolo ma non è con tutta evidenza “il” popolo.

La “narrazione” vendoliana e “viola” è analoga nel metodo: ci si narra appunto che altro “popolo” non c’è e che, se c’è, non è “popolo vero”. Fosse solo dire mezzo milione quando in piazza si è ventimila…La narrazione narra appunto di un grande popolo da risvegliare con il bacio del principe, il popolo della vera sinistra. Questo popolo c’è e lo si può anche contare: è forte più o meno del dieci per cento dell’elettorato. Dieci per cento che talvolta vota e talvolta no. Nel 2008 si è inabissato e negato nell’astensione, oppure nel voto “utile” verso Di Pietro e il Pd.

Ora, all’affacciarsi di nuove elezioni, questo popolo si riavvicina all’urna elettorale: Vendola “vale” nei sondaggi circa il quattro per cento, Grillo altrettanto e il restante due per cento è per le liste comuniste. Dieci per cento non è poco, ma è dieci per cento. E’ “un” popolo ma è molto lontano dall’essere “il” popolo. Comunque si vesta, resta dieci per cento e non vera è la “narrazione” secondo la quale è il popolo eletto destinato a moltiplicarsi. Il problema non è che il viola si è stinto in piazza, il problema è che i “narranti” sono tanti e quelli di sinistra-sinistra sono uno su dieci. Possono raccontarsi di essere “il” popolo, così fan tutti. Se però ci credono davvero di essere “il” popolo si ritroveranno presto come quello che gridava contento: “Siamo mezzo milione” ed erano ventimila.