Precari a Monti: “Un contratto stabile per scardinare l’emergenza”

Pubblicato il 21 Novembre 2011 12:23 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 12:43

ROMA – ''Un contratto stabile per chi fa un lavoro stabile. Compensi che devono essere agganciati ai contratti collettivi nazionali del settore di riferimento''. Questa una delle richieste al Governo di Mario Monti emerse dall'assemblea nazionale del coordinamento di precari 'Il nostro tempo e' adesso'.

''L'emergenza sociale di questo Paese e' la precarieta' di lavoro e di vita di una generazione – sostengono – scardinarla significa estendere i diritti e la cittadinanza che sono fondamento della democrazia''.

L'assemblea 'Liberiamoci dalla precarieta' si e' riunita ieri e oggi a Roma. Qui centinaia di giovani, attivisti di coordinamenti, associazioni, reti di lavoratrici e lavoratori precari si sono incontrati per discutere della propria condizione di precarieta' e di come liberarsene. Le richieste sono precise: ''L'estensione di diritti e tutele ai lavoratori discontinui''.

''Il lavoro discontinuo deve costare di piu' del lavoro subordinato, per contributi versati e per compenso netto al lavoratore'', afferma Laura Calderoni della rete Iva sei Partita che riunisce ingegneri e architetti che lavorano a Partita Iva.

Poi il welfare: ''E' necessaria un'estensione in senso universalistico del sostegno al reddito per chi e' senza lavoro; e chiediamo l'introduzione anche in Italia di un Reddito minimo, finanziato dalla fiscalita' generale, per chi cerca il primo lavoro e non lo trova''', dice Francesco Vitucci dell ADI (associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani).

E ancora. ''Chiediamo un intervento sulla previdenza finalizzato non a far cassa tagliando le garanzie di chi ha lavorato una vita, ma indirizzato alla vera emergenza del futuro – afferma Chiara Barbato, psicologa della rete operatori del sociale -: garantire a chi oggi lavora con un contratto precario un futuro previdenziale dignitoso''.

Secondo il coordinamento di precari ''si tratta di riforme da finanziare attraverso una non piu' rimandabile riforma del sistema fiscale che colpisca la rendita finanziaria e immobiliare, che reintroduca la tassa di successione, che prelevi dai grandi patrimoni come avviene in tutta Europa''.