Prefetti in rivolta dopo caso Treviso: “Stanchi di essere capri espiatori e insultati”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 luglio 2015 20:41 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2015 21:51
Prefetti in rivolta dopo caso Treviso: "Stanchi di essere capri espiatori e insultati"

Carlo Palomba, prefetto di Lecce e presidente Sinpref

ROMA – Prefetti in rivolta contro il governo: “Siamo stanchi di fare la parte dei capri espiatori ed essere insultati”. Così Claudio Palomba, Prefetto di Lecce e presidente Sinpref, il più rappresentativo sindacato di categoria, spiega le ragioni della protesta. A far traboccare il vaso è stato l’annuncio del ministro dell’Interno Angelino Alfano, della rimozione del Prefetto di Treviso, Maria Augusta Marrosu, finita nell’occhio del ciclone in questi giorni per la gestione dell’emergenza profughi nel Comune veneto di Quinto. La richiesta sarebbe arrivata direttamente dal premier Matteo Renzi. 

Palomba denuncia anche le “frasi indegne da parte di esponenti istituzionali e noti politici”. Non più tardi di qualche giorno fa avevano suscitato non poco clamore le parole del vicepresidente del Consiglio delle Marche, Sandro Zaffiri, contro il Prefetto di Roma Franco Gabrielli. Sulla sua pagina Facebook lo aveva definito “porco comunista” e gli prometteva un trattamento squadrista all’olio di ricino.

“Ci tuteleremo in ogni sede – è la risposta dei Prefetti esasperati – Se il sistema della sicurezza ha retto in questa fase di emergenza immigrazione, lo si deve soltanto al lavoro dei prefetti. Ma se il tema dell’immigrazione diventa uno scontro politico, la battaglia deve rimanere nell’ambito politico. Invece alla fine a rimetterci siamo noi”.

Per illustrare le loro ragioni i Prefetti chiederanno a breve un incontro col ministro Alfano. Spiega ancora Palomba:

“Gli illustreremo una realtà che vede i prefetti circondati da enorme ostilità, alle prese con un’emergenza difficilissima da affrontare. Ogni giorno le 103 prefetture sul territorio lavorano senza sosta per assicurare assistenza logistica e sanitaria ai migranti che arrivano e che ci vengono assegnati, a volte con preavvisi strettissimi. Bisogna identificarli, visitarli, curarli, trovare loro una sistemazione, il governo deve riflettere su questi aspetti. Non vogliamo diventare i capri espiatori della politica. Siamo abituati a gestire le situazioni emergenziali, ma il nostro lavoro deve essere riconosciuto. E non devono scaricarsi sui prefetti le tensioni derivanti da questa situazione”.