Presidenzialismo, Licio Gelli: “Idea mia. Napolitano ci pensava da tempi Craxi”

Pubblicato il 7 Giugno 2013 12:04 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2013 12:04
Presidenzialismo, Licio Gelli: "Idea mia. Napolitano ci pensava da tempi Craxi"

Licio Gelli (Foto LaPresse)

ROMA  – Licio Gelli al Fatto Quotidiano dice: “Il presidenzialismo è una mia idea” e Giorgio Napolitano “ci stava pensando dai tempi di Craxi”. Ora il piano è compiuto, sembra dire, nel nome dei Letta.

Gelli ricorda il “Piano R” della P2 creato “per opporsi al desiderio di insurrezione che maturò in Italia” e quella “mano” data al presidente Giovanni Leone, E ricordandone i dettagli appare quasi sconcertante la somiglianza con il piano delle riforme che sta per attuare il governo trasversale di Enrico Letta.

“Il Piano R consiste, fra l’altro – ricorda il leader della loggia massonica P2 – nella revisione della Costituzione del ’48 per trasformare l’Italia da repubblica parlamentare in repubblica presidenziale; si prevede quindi la proclamazione di uno stato di “armistizio sociale” per un periodo non inferiore ai due anni”.

E tornano subito alla mente le parole di Silvio Berlusconi (di cui si è supposta negli anni un’appartenenza alla P2) che pochi giorni fa ha parlato di “fine di una guerra civile” e di “un governo che essendo composto da centrodestra e centrosinistra può fare le riforme”.

Gelli continua a parlare del Piano R e la mente va al comitato dei saggi di Giorgio Napolitano prima e di Enrico Letta poi e del Comitato dei 40 che si dovrà formare:

“Nomina e insediamento di un ‘Comitato di coordinamento’ composto da non più di 11 membri, che dovrà avere pieni poteri per poter procedere al riesame di tutta la legislazione in vigore”.

Gelli poi ricorda che l’idea di trasformare l’Italia in una Repubblica presidenziale è una storia antica:

“Già dai tempi di Craxi, in cui fra Craxi e Napolitano esisteva un concreto asse di solidarietà, si tendeva in maniera mascherata a creare i presupposti di una repubblica presidenziale. Napolitano ci ha riprovato con Monti nei tempi dell’imposizione dell’incauto tecnocrate alla presidenza del Consiglio, dopo averlo fatto senatore a vita in pochi minuti e dopo averlo in parte sponsorizzato nella suicida campagna elettorale dello scorso inverno. Oggi l’asse che pare vincente ha un solo cognome: Letta, magnificamente trasversale”.