Primarie Pd, per Renzi via libera: “Di Bersani ora mi fido”

Pubblicato il 6 ottobre 2012 19:20 | Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2012 19:38
Matteo Renzi e Pierluigi Bersani

(Foto Ansa)

ROMA – Il via libera alla candidatura di Matteo Renzi alle primarie è arrivato dall’assemblea nazionale del Pd del 6 ottobre a Roma. La modifica dello Statuto Pd apre la corsa agli altri candidati che sfideranno il segretario del partito Pier Luigi Bersani. Dopo i giorni di tensione con il rottamatore Renzi pronto a dar battaglia a Bersani, ora il clima sembrerebbe distendersi. “Mi fido di Bersani”, dichiara il sindaco di Firenze. “Faremo un duetto”, scherza Bersani riferendosi a Renzi. Ma la polemica resta dietro l’angolo ed il timore di Bersani e dei suoi è che a Renzi questa rottamazione dei “dinosauri” del Pd potrebbe riuscire. E se Renzi “si fida”, Bersani appare fiducioso: “Se noi usciamo bene dalla vicenda delle primarie non ci ammazza più nessuno”

La fiducia di Renzi in Bersani non è però cieca: “Dicono che non saranno fatte leggi ad personam e io ci credo – ha detto il sindaco di Firenze – non è questa una giornata in cui voglio fare polemica perché bisogna parlare dei problemi della gente”. Insomma il rottamatore fa un passo indietro dalle polemiche per il bene del Paese.

Bersani dal canto suo mette da parte, o almeno così potrebbe sembrare, l’ascia di guerra e invita alla “sobrietà” in campagna elettorale: “Sia chiaro che l’unica regola esistente che si cambia in corso d’opera è la regola statutaria che riguarda il diritto del segretario ed è una regola di apertura. Le primarie non ci fanno male come qualcuno teme. Ma ci faranno bene. Sempre che saremo in grado noi di guidare noi stessi. Dobbiamo dimostrare di essere un grande collettivo che discute, ma che decide e che funziona”.

IL MANIFESTO – Ciascun candidato alle primarie sottoscrive un impegno a rispettarne l’esito e a collaborare con il candidato premier e dichiara di riconoscersi nel Manifesto dell’Alleanza, definito al tavolo della coalizione.

IL DOPPIO TURNO – Al fine di individuare il candidato premier ”più rappresentativo e unificante e di garantirgli la più forte legittimazione democratica, qualora nessun candidato raggiunga al primo turno il 50% più uno dei voti, è previsto un turno di ballottaggio tra i primi due candidati, da svolgersi a una settimana di distanza dal primo turno”.

GLI ELETTORI – Possono partecipare le elettrici e gli elettori che dichiarano di riconoscersi nel manifesto politico dell’Alleanza. L’iscrizione all’Albo potrà avvenire da tre settimane prima delle primarie fino alla data del voto. Il responsabile organizzazione del Pd, Nico Stumpo, specifica che le iscrizioni si fermano al primo turno, cioè un elettore non può votare solo al secondo turno se non si è iscritto al primo.

I renziani contestano questa interpretazione e chiedono che al tavolo della coalizione Bersani proponga che ci si possa iscrivere anche direttamente per il secondo turno.

L’ALBO DELLE NOMINE – L’albo di chi ha votato alle primarie sarà uno ”strumento effettivo di consultazione” per le elezioni.

SOBRIETA’ E TRASPARENZA – La campagna delle primarie dovrà ”ispirarsi a criteri di sobrietà, trasparenza e rispetto reciproco tra i candidati”.

FIRME PER CANDIDATI PD – I candidati alle primarie iscritti al Pd a parte il segretario (come Matteo Renzi o Laura Puppato) dovranno avere una sottoscrizione di almeno il 10% dei componenti dell’assemblea o almeno il 3% degli iscritti. Le candidature vanno presentate alla presidenza entro il 15 ottobre.

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