Prodi: “Il progetto del Pd è ancora valido, servono scelte di lungo periodo”

Pubblicato il 26 novembre 2010 1:23 | Ultimo aggiornamento: 26 novembre 2010 1:23

”Il progetto del Pd è ancora valido”: parola di Romano Prodi che dopo tre anni rompe il gelo con la sua ex creatura. L’ex presidente del Consiglio e ex presidente della Commissione Europea ha infatti partecipato al seminario del gruppo del Pd alla Camera, organizzato da Dario Franceschini, e si è ritagliato un doppio ruolo. Non da leader politico, come ha ribadito, bensì da ”consigliere” e, secondo diversi esponenti del Pd, da ”riserva della Repubblica”. Il gelo era nato quando la svolta della ”vocazione maggioritaria” lanciata da Veltroni aveva a giudizio di Prodi incrinato i rapporti tra le forze della coalizione che reggeva il suo governo. Di qui la scelta di una posizione da Cincinnato, anche per i numerosissimi impegni internazionali che lo portano da New York, Pechino, Bruxelles ed Addis Abeba. Anche per il suo incarico di Inviato Onu per l’Africa.

Ma Franceschini è riuscito a convincerlo a parlare ai deputati del Pd: non di politica interna, bensì dei temi che il Professore predilige, la globalizzazione sia da un punto di vista geopolitico che economico. ”Ma se Romano ha finalmente deciso di dare il suo contributo al Pd, un significato ci sarà”, ha osservato Franceschini. E Prodi, in un momento di difficoltà del partito (martedì i sondaggi indicavano i consensi al 23,8%) ha esplicitamente dato il suo appoggio: ”Se sono qui vuol dire che ritengo che il progetto del Pd è ancora valido”, ha detto ai cronisti prima del seminario.

Nel suo intervento il Professore è volato alto, partendo dalla descrizione del nuovo mondo nato dalla globalizzazione, con il suo ”multipolarismo” in cui ci sono Paesi emergenti come Cina, India o Brasile, e in cui l’Europa non riesce ha esprimere il ruolo che le compete per le sue divisioni. Poi Prodi ha raccontato un curioso episodio, e cioè un suo colloquio con il presidente cinese Hu Jintao: “Lui mi ha fatto osservare che abbiamo elezioni comunali, provinciali, regionali, senza contare quelle nazionali di ciascuno dei 27 Paesi della Ue. E mi ha detto ‘Così pensate sempre all’oggi; per questo sono preoccupato per la democrazia in Europa’. Non era il prete giusto per questa predica – ha proseguito sorridendo Prodi – ma la predica in sé era giusta”.

Questo paradosso è servito al Professore per dare il suo messaggio al Pd: ”Servono decisioni di lungo periodo, in contrasto con l’emotività che sprigiona dalle frequenti elezioni”. Discorso in sintonia con quanto ha detto Franceschini introducendo il seminario: ”Il terreno della destra è quello delle paure cavalcate”, mentre il compito dei progressisti è di ”avviare una riflessione che guardi alla globalizzazione anche come una opportunità”. E le ”scelte di lungo periodo” servono anche per affrontare la crisi economica. E qui Prodi ha criticato, senza enfatizzare, le scelte del governo Berlusconi, colpevole di non mettere in campo ”delle politiche economiche” che aiutino i due punti di forza dell’economia italiana: l’industria manifatturiera e il turismo.

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”I dati dell’Italia sono preoccupanti”, ha detto con chiarezza, ricordando che il nostro Paese nel 2010 crescerà dell’1,1%, contro il 2,8% della media Ue, il 3,6% della Germania e il 2,6% degli Usa. La decisione di Prodi di dire con franchezza come stanno le cose senza però attaccare il governo Berlusconi indicano il profilo del ”contributo” che egli è pronto a dare al Pd. Quello del ”consigliere” e del ”professore”, come ha detto egli stesso, ma anche quello di ”riserva della Repubblica” per il centrosinistra che molti parlamentari gli attribuiscono, vista la credibilità che egli ha a livello Europeo e internazionale.

Ai giornalisti che gli hanno questo se stesse pensando al Quirinale per il 2013, lui ha tagliato corto: ”Lasciamo perdere”. Poi in conclusione, e proprio mentre Nichi Vendola tornava ad insistere sull’importanza di non boicottare le primarie invitando il Pd a ”rilassarsi”, una nota su come si esercita la leadership, che sembra una rivendicazione per il passato ma anche un ‘memento’ per il futuro: ”Leadership vuol dire guidare, condurre; e se uno prende le decisioni la mattina sulla base dei sondaggi, vuol dire che non è un leader”.