Programmi partiti. Pd e Monti: Pil e deficit. Pdl e Giannino: meno disoccupati

Pubblicato il 18 Febbraio 2013 9:20 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2013 9:21
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Pier Luigi Bersani con Mario Monti e Nichi Vendola

ROMA – Programmi dei partiti alla vigilia delle elezioni: quanto costano e che benefici porterebbero all’Italia? Il Pd farebbe ripartire il Pil (+1,4%) nel 2014 (ma senza incidere sulla disoccupazione), il Pdl riuscirebbe a creare più lavoro, ma a spese del deficit pubblico. Monti punterebbe più di tutti al Pil (+1,8% entro il 2018) ma la disoccupazione scenderebbe proprio poco, Giannino punta invece tutto sul taglio della disoccupazione. E’ questo il risultato di un’indagine condotta dal Corriere della Sera attraverso un questionario di 20 domande proposte da Oxford Economics

Pd

Il sito del Corriere spiega che il programma del Partito Democratico punta molto alla riduzione della spesa pubblica, anche a costo di non risolvere più di tanto il problema del lavoro: “impatto positivo dello 0,4% sul Pil rispetto alle previsioni del modello di base: la crescita tornerebbe nel 2014 (+0,4%) e si stabilizzerebbe all’1,4% tra il 2016 e il 2018. «Non sufficiente però a fare scattare una riduzione significativa della disoccupazione»”.

Gli effetti sui conti pubblici si vedrebbero in tutti e 5 gli anni di ipotetico governo: “Il deficit pubblico scenderebbe progressivamente dal 2,2 per cento del Pil nel 2013 all’1,1 per cento del 2018: un miglioramento rispetto all’andamento a politiche correnti dello 0,2 per cento. Il debito calerebbe dal 126,5 per cento del Pil nel 2013 al 117,4 per cento nel 2018”.

Pdl

Programma di Berlusconi tutto a favore (nel breve periodo) dei cittadini, ma negativo per quanto riguarda i conti pubblici. Colpa ad esempio dell’Imu che Berlusconi ha promesso di restituire agli italiani (se così fosse, l’Italia rischierebbe di sforare il Fiscal Compact). Scrive il Corriere: Il deficit pubblico scenderebbe progressivamente dal 2,2 per cento del Pil nel 2013 all’1,1 per cento del 2018: un miglioramento rispetto all’andamento a politiche correnti dello 0,2 per cento. Il debito calerebbe dal 126,5 per cento del Pil nel 2013 al 117,4 per cento nel 2018.

Un tipo di politica, scrive il Corriere dal 2017, che penalizzerebbe tanto i conti dello Stato: il deficit sale sopra al 3% del Pil e vi rimane negli anni successivi (la simulazione econometrica tiene anche conto della restituzione dell’Imu promessa da Silvio Berlusconi).

Nemmeno la cessione di pezzi di patrimonio dello Stato sembrerebbe risolvere la situazione più di tanto: il Pdl prevede la riduzione di 400 miliardi del debito pubblico stesso attraverso cessioni di patrimonio dello Stato. «La vendita di 400 miliardi di asset – nota Oxford Economics – è un punto chiave del programma del Pdl, dal momento che è da questa misura e dal suo impatto positivo sui mercati finanziari che il Pdl si aspetta una riduzione dei tassi d’interesse dell’1 per cento all’anno, 16 miliardi di risorse ogni anno da impiegare in tagli alle tasse. Inoltre, il programma del Pdl prevede che circa 230-240 miliardi (circa due terzi dei 400 totali) saranno ottenuti creando una nuova società finanziaria incaricata di vendere specifici asset pubblici.

Monti

Aumento del Pil graduale nelle previsioni della coalizione guidata da Monti: “Crescita piuttosto bassa del Pil nel 2013-2014. Negli anni successivi, però, il Pil aumenta e nel 2018 cresce a un ritmo dell’1,8 per cento, che è lo 0,8 per cento in più di quanto farebbe l’economia italiana a politiche invariate. La disoccupazione si riduce lentamente ma non scende mai sotto il 10%”.

Attenzione ai conti pubblici: il deficit è sotto controllo più di quanto non lo sia nei programmi delle altre liste: scende sotto l’1% del Pil nel 2018 (lo 0,5% meglio dello scenario di base di Oxford Economics). Il debito scende dal 125,7% del 2013 al 112,1% nel 2018.

Giannino

Fare per fermare il declino di Giannino punta tutto sul calo della disoccupazione: in compenso il deficit rimarrebbe alto. Ricorda il Corriere: Il programma della lista porta a una buona crescita del Pil e a una discesa del tasso di disoccupazione sotto al 10% nel 2018. Il taglio delle tasse previsto porta un aumento del reddito delle famiglie più significativo che in altri programmi. Il deficit rimane abbastanza alto, sopra l’1,5% mentre il debito cala al 112,4% nel 2018 per effetto delle privatizzazioni.