Protocolli immaginari chiave per riaprire tutto: i 2 metri al ristorante, il cinema in Zona Rossa…

di Lucio Fero
Pubblicato il 16 Aprile 2021 10:36 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2021 10:36

Protocolli immaginari chiave per riaprire tutto: i 2 metri al ristorante, il cinema in Zona Rossa… (Foto Ansa)

Protocolli è la parola magica. Le Regioni hanno abbondato di Protocolli promessi e garantiti nella loro proposta pressante di riaprire tutto e al più presto, fine aprile massimo inizio maggio. L’uovo di Colombo secondo le Regioni e secondo la vaste e varie categorie direttamente interessate è appunto il Protocollo. Quel che fa rischiare contagio e cioè le attività che richiedono e moltiplicano i contatti tra le persone non si può fare.

Ma, se c’è il Protocollo, si può invece fare. E’ tutto severamente vietato quel che favorisce il contagio, tranne quello che è permesso dal Protocollo, cioè tutto. Con un certo orgoglio le Regioni, i rappresentanti della categorie, metà e forse più delle forze politiche e non poca stampa e pubblica opinione presentano questa soluzione di tutta la faccenda: il Protocollo, il pezzo di carta.

Protocollo riaperture: bozza PDF proposta Regioni su ristoranti, bar, cinema, palestre, teatri… 

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Protocolli per riaprire: i due metri al ristorante a al bar

Un solo esempio di Protocollo promesso e garantito come chiave per riaprire ristoranti e bar. Regioni e categorie e un bel po’ di governo dice al governo: facci riaprire e noi garantiamo due metri di distanza al ristorante tra un tavolo e l’altro. Analogamente due metri di distanza al bancone del bar quando sono un due a prendere contemporaneamente caffè e brioches appunto al bancone. Ingenuità o malafede nel promettere e garantire il materialmente impossibile e il certamente non osservato e non osservabile quando fosse sancito?

Chi presenta proposte del genere più che altro si sente ingegnoso, il suo problema è aprire e farsi aprire e quindi ogni sforzo di inventiva è diretto in quella direzione. Quindi quella dei due metri è una bella trovata per farsi riaprire. Poi, ovviamente, una volta riaperti bar e ristoranti, i due metri verranno dimenticati e rimossi. Anzi no, resteranno: nella loro funzione unica di pezzi di carta.

Zona Rossa futura, salvo Protocollo

L’idea guida della pressante e montante richiesta di riaprire tutto e più o meno subito è felicemente espressa nella proposta sulle future Zone Rosse. Mica si aboliscono, mica si è così incauti. Solo un…miglioramento. Le future Zone Rosse saranno tali, salvo Protocollo. In Zona Rossa, cioè ad alto contagio, il ristorante o il cinema o la palestra potranno essere aperti, basta che rispettino il relativo Protocollo.

E qui siamo al Comma 22 all’italiana: chi è in Zona Rossa deve severamente vietare i suoi spostamenti e contatti, ma chi vive di spostamenti e contatti è esentato dal rispettare i divieti della Zona Rossa. Una coerenza di fondo c’è: la Zona Rossa futura diviene quel che è in fondo anche il Protocollo: un pezzo di carta.

Riaprire secondo Protocollo, non secondo i numeri

E’ stato detto e giurato, anche da Salvini, che si riapre secondo numeri della pandemia. Ma non è vero, i numeri della pandemia sono comparse e non protagonisti della vicenda riaperture (al netto della destra politica che li tratta come trattava i “numerini” del deficit e debito, robetta che intralcia i bisogni). I numeri dicono che la Gran Bretagna vaccinata al 50/60 per cento della popolazione riapre passo passo a passo lento e conta di finire di riaprire il 21 di giugno. L’Italia vaccinata al 15 per cento preme ansiosa per riaprire a inizio maggio.

I numeri del contagio dicono che in Zona Gialla contagio sempre risale, l’Italia si appresta con impazienza ad una generale Zona Gialla. Non si riapre secondo i numeri per la semplice ragione che i numeri dicono che a fine aprile-inizio maggio c’è ben poco da riaprire. Si riapre secondo Protocollo perché il Protocollo scritto da noi ci dice quel che vogliamo sentire e cioè che si fa tutto “in sicurezza”. I numeri invece li scrive il virus e il virus e la malattia ci dicono quel che non vogliamo sentire e cioè che nulla in tempo di pandemia può essere fatto “in totale sicurezza”.

L’estate (anticipata) delle riaperture può essere scelta politica ed economica. Ma perché deve essere ipocrita?

Riaprire per via di Protocolli immaginari è scelta socialmente ipocrita, la si potrebbe definire “furbetta”. Il riaprire invece a dispetto dei numeri e nonostante i numeri può essere invece legittima scelta politica ed economica, può essere la scelta per un paese che non ce la fa più a reggere il danno economico, può essere un rischio alto ma obbligato dal cedere della tenuta socio economica.

Allora andrebbe detto con coraggio e verità alla popolazione. Al contrario la riapertura che va ad arrivare è un riaprire per propaganda, allusione e compiacenza. Si riapre nonostante i numeri inventandosi Protocolli immaginari letteralmente per far contenti i cittadini. Farli contenti raccontando loro e raccontandoci tutti tra noi che ci fanno e ci facciamo contenti e sicuri. Contenti forse, sicuri per via di Protocolli no di sicuro.

L’estate scorsa…

La scorsa estate i Protocolli c’erano, sparirono in una settimana, pochi giorni e nessuno se ne ricordò più. Per i Protocolli immaginari quanto rigidi per la prossima estate facile prevedere accadrà lo stesso: la gente reale non si muove allo stadio o al ristorante secondo Protocolli.

E non ci saranno controlli, non a caso gli inventori dei Protocolli li chiedono i controlli, sanno saranno impossibili e impraticabile e, nel raro caso ci fossero controlli, chi oggi li chiede come garanzia domani li dichiarerebbe vessatori (succede regolarmente: la categoria chiede controlli, quando arrivano grida alla insopportabile pignoleria burocratica-poliziesca). Quel su cui contano davvero tutti e tutti concordi è l’estate, l’estate che riapre e risana. Ci si crede talmente tanto che quest’anno l’estate che tutto riapre c’è gran lavoro per anticiparla: fine aprile, inizio maggio, massimo metà maggio. L’autunno? Magari lo restringiamo con un Protocollo.