Taglio province: fra due litiganti Brindisi e Taranto potrebbe godere Lecce

Pubblicato il 9 Novembre 2012 14:01 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2012 14:01
Taglio province: fra i due litiganti, Brindisi e Taranto, potrebbe godere Lecce

La Terra d’Otranto, che fino al Fascismo univa le province di Lecce, Brindisi e Taranto

LECCE – Fra i due litiganti, Brindisi e Taranto, potrebbe godere il terzo, Lecce, o meglio il progetto di “Grande Salento“, una mini regione che unisce le province di Lecce, Brindisi e Taranto, quelle che fino al 1923 componevano la “Terra d’Otranto“, poi smembrata dal fascismo e fatta confluire – insieme a Capitanata e Terra di Bari – nelle “Puglie” dai padri della Costituzione, Aldo Moro in prima linea.

Ora l’argomento – dopo un’improbabile campagna referendaria guidata dal proprietario di Telerama e fondatore del partito “Regione Salento” Paolo Pagliaro – è ritornato d’attualità perché la spending review taglia le province: ne resterebbero 51. Lecce salva, Brindisi e Taranto costrette a unirsi.

All’inizio il problema-provincia tagliata era sembrata un’opportunità, un’unione contro lo strapotere di Bari e di Lecce di due città e due province con molti punti in comune: entrambe città di porto, entrambe poli industriali (siderurgia Taranto, petrolchimica ed energia Brindisi), entrambe reduci da battaglie per questioni ambientali (i fumi dell’Ilva Taranto, il no al rigassificatore Brindisi), entrambe hanno perso il treno dello sviluppo turistico e mentre hanno pagato dazi pesanti alla speculazione edilizia.

Il patto era stato siglato lo scorso 18 settembre fra il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, il sindaco di Brindisi Mimmo Consales e il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno: fusione delle province e pari dignità fra i due capoluoghi, anche se il centro amministrativo della nuova provincia sarebbe stata Taranto (che ha 195 mila abitanti contro i gli 89 mila di Brindisi).

In meno di due mesi tutto è cambiato, perché quasi tutti i comuni brindisini hanno sottoscritto un appello per invitare il governo a ridiscutere la questione, pensando a un’area jonico-salentina che comprenda le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Appello visto come un primo passo verso il Grande Salento. Hanno iniziato gli otto comuni che dal decreto taglia-province sono stati già accorpati a Lecce: San Pietro Vernotico, Cellino San Marco, Torchiarolo, San Pancrazio Salentino, Erchie, San Donaci, Mesagne e Torre Santa Susanna. Nel decreto anche Avetrana passa da Taranto a Lecce, mentre Fasano migra da Brindisi a Bari.

Gianni Florido, presidente della provincia di Taranto, ha parlato di “tradimento”. Gli ha risposto il sindaco di Brindisi Consales: “Noi non abbiamo tradito nessuno e Florido non deve ritenersi offeso. Come sindaco di Brindisi, non potevo far altro che difendere la mia terra e i miei concittadini, evitando una semplice annessione a Taranto nell’ambito di una provincia piccola e poco rappresentativa”. Si è inserito nella polemica il deputato tarantino Ludovico Vico:

“Credo che la vicenda si sia ingarbugliata più del previsto; qui non si tratta di annettere o invadere, ma di creare i presupposti per una soluzione condivisa e rispettosa dei territori, ma che tenga anche conto di quanto prescritto dalla norma voluta da questo Governo. Una “micro-regione informale” (la Terra d’Otranto) di un milione e 800 mila abitanti rischierebbe di annacquare tutto e rendere tutto più difficile. La programmazione del territorio nella dimensione delle grandi scelte ordinatrici, l’organizzazione dei trasporti e la gestione delle strade provinciali, così come la tutela dell’ambiente o la gestione della rete scolastica e l’organizzazione dei servizi pubblici locali meritano di essere trattate con estrema attenzione anche interpretando con intelligenza la norma che prevede accordi tra le città capoluogo. Su questi presupposti la macro-dimensione da Santa Maria di Leuca fino a Ginosa, passando per Martina Franca, che senso avrebbe?”

Consales ha risposto subito a Vico:

“Caro Ludovico, qualcuno anche nella provincia di Taranto si è posto il problema di che fine faranno le stesse cose a cui fai riferimento tu in relazione alla “già” provincia di Brindisi? Qualcuno ha detto ai brindisini cosa Taranto era disposta a condividere nella gestione del territorio? E ci si è posti il problema di una storia, da cui nessuno può e deve prescindere, che accomuna molto di più Brindisi a Lecce rispetto a Taranto? Io, al sogno di una grande provincia dell’area jonico-salentina, ci credo. Ma se questo non si dovesse realizzare, la neo provincia di Taranto nascerebbe con l’aggiunta di soli tre comuni (Ostuni, Villa Castelli e Cisternino, sempre che non rivedano tale decisione), visto che tutti gli altri hanno già scelto la strada di Lecce (la città di Brindisi lo farà il prossimo 12 novembre, ma la scelta è obbligata visto che tutti i comuni confinanti hanno già optato per Lecce) e con in meno il comune di Avetrana. La realtà è che questo riordino è una “farsa” e che il prossimo Governo farà in tempo a cancellarle tutte le province, mettendo una pezza a decisioni strampalate e dannose per i cittadini. Entrambi, in ogni caso, siamo animati da buona volontà e da senso di responsabilità. A beneficio dei nostri concittadini”