Soppresse le piccole province, salvo il nord della Lega

Pubblicato il 26 Maggio 2010 10:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2010 10:14

Il criterio stabilito dalla manovra economica appena licenziata dal governo – anche se il pacchetto è stato approvato con riserva quindi può ancora essere ritoccato – era quello di sopprimere dalla prossima legislatura provinciale tutte le province con meno di 220 mila abitanti e affidare le loro funzioni a un altro ente confinante. Eppure le eccezioni ci sono e sembrano proprio un “escamotage” per salvare tutte quelle care alla Lega.

Sono salve, infatti, le province comprese nelle regioni autonome, dunque tutte le nuove istituzioni sarde ( da Olbia-Tempio a Carbonia-Iglesias, fino a quella dell’Ogliastra) oltre ad Aosta ed Enna e quelle che confinano con stati esteri, come Verbania, Vercelli, Belluno, ma soprattutto Sondrio, cara al ministro dell’economia Tremonti.

A rischio sono circa 15 enti: tra questi, Isernia (89 mila abitanti), Rieti (147 mila), Fermo (168 mila), Vibo Valentia e Crotone (170 mila).

Al Nord a rischio Biella (tra le proteste del presidente della provincia e deputato leghista, Roberto Simonetti). Ci sono quindi Massa Carrara e Lodi a 197 mila.

Tra i 200 e i 220 mila abitanti ci sono poi altre 7 province: Ascoli Piceno (203 mila abitanti), Matera, Asti, Imperia, Grosseto, La Spezia e Terni. Il rischio, insomma, è concentrato in particolare al sud e al centro, con qualche eccezione al Nord, che resta il meno colpito.