Province, vorrei ma non…taglio: da Berlusconi a Monti la riforma rimandata

Pubblicato il 10 Dicembre 2012 18:46 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2012 18:46
Mario Monti (Foto Lapresse)

ROMA – Negli ultimi 4 anni entrambi i governi in carica, pure diametralmente opposti, sono passati dalla stessa tentazione: cara Provincia, vorrei tagliarti…ma non posso. E anche stavolta, per impegno diretto dei deputati/presidenti di Provincia e per indirette contingenze, sembra proprio che gli enti più bistrattati si salvino ancora.

In origine fu Berlusconi, campagna elettorale per le elezioni 2008. Campagna all’insegna del: tagliamole. Aboliamole per risparmiare. Grido sacrosanto e condiviso, a parole. Ma quando Berlusconi al governo andò davvero la musica fu un’altra. Ci provò Brunetta a tagliarle, ci provò anche Calderoli con lo stratagemma: non tagliamole ma riduciamole di numero. Niente, la conclusione fu che i benefici non erano superiori ai costi, i dipendenti andavano comunque riassorbiti dalla pubblica amministrazione, e tanti saluti.

Anno 2011, anno di crisi profonda, anno di Monti al governo. Che torna a calcare la mano sulle Province. Il decreto salva Italia rigira la questione trasformando le province in enti non più elettivi. Praticamente con sola funzione di raccordo tra i Comuni, il tutto da dettagliare e attuare tramite apposita legge da approvare entro il 2012.

Le Province, capitanate dai presidente/deputati, hanno subito fatto ricorso alla Corte Costituzionale per un vizio di costituzionalità. La Carta in effetti assegna alle Province “funzioni fondamentali”, ovvero qualcosa di molto differente da quello previsto dal Salva Italia. Ed è allora, e siamo alla scorsa estate, che il governo ha pensato alla riduzione di numero, tramite decreto. Anche qui le Province hanno remato contro. E si è arrivati a oggi, ovvero con un capo del governo che ha già annunciato le dimissione e una data per le Politiche che potrebbe essere il 17 o il 24 febbraio. Neanche a dirlo, non ci sarà tempo per pensare alle Province.