La ‘Quercia’ fa 20 anni: quando il Pci divenne Pds

Pubblicato il 8 ottobre 2010 20:42 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2010 20:46

Il cambiamento era nell’aria da un anno, preannunciato dalla svolta della Bolognina. Ma fino all’ultimo, a Botteghe Oscure, ci fu grande incertezza. Qualcuno aveva instillato il dubbio a Achille Occhetto, il segretario del Pci che aveva deciso di archiviare il comunismo, che se si fosse optato per ”democratici di sinistra” c’era il rischio che gli appartenenti al partito fossero definiti con il bruttissimo ”demosinistri”.

Per vari giorni l’ufficio di Occhetto, al secondo piano, era stato teatro di un via vai di dirigenti che si accaloravano discutendo di nomi e simboli. I bozzetti occupavano la scrivania del leader e Walter Veltroni, allora responsabile della comunicazione, entrava e usciva portando nuovi disegni ed elaborazioni grafiche. Non fu facile per Occhetto mettere d’accordo tutti. A parte quelli che erano contrari alla decisione di superare il Pci, c’erano i ”miglioristi” di Giorgio Napolitano, secondo i quali bisognava assolutamente che nel simbolo ci fosse la parola ”socialismo”, ma la proposta fu subito respinta, perché in Italia dire socialismo voleva dire Craxi e con Craxi i rapporti erano al lumicino.

”Non si può lasciare il comunismo per diventare socialisti”, disse Walter Veltroni a Umberto Ranieri, braccio destro di Napolitano. Ancora più netto Claudio Petruccioli: ”Il socialismo è arcaico, va messo in soffitta”. La seconda scelta del gruppo di Napolitano era quella del ”partito del lavoro”, traduzione italiana di ”Labour party”, ma la proposta non piacque a nessuno.

Alla fine ci si convinse a puntare sui concetti di democrazia e di sinistra. Per quanto riguarda il simbolo, dopo qualche tentativo a base di stelle, soli e bandiere la scelta cadde sull’idea di raffigurare una quercia secolare, che desse l’idea di forza e saldezza. Dalla matita dei grafici incaricati di preparare i bozzetti venne fuori subito un albero dalla chioma verde. Discussioni vagamente bizantine, portarono a salvare la falce e martello e la sigla Pci alla base della quercia.

Occhetto , come qualche anno più tardi Gianfranco Fini, non se la senti’ di togliere d’un colpo il simbolo che aveva tenuto insieme generazioni di comunisti italiani. Finalmente , il 10 ottobre del 1990,  20 anni fa, nel vecchio palazzo tra piazza Venezia e largo Argentina dove i comunisti avevano il ll loro quartier generale , Occhetto presentò alla stampa il nome e il simbolo della ”Cosa” che avrebbe preso il posto del Pci: Il Pds,Partito  Democratico della sinistra. Con quel simbolo, Occhetto si presentò alle elezioni del ’94, a capo della ”gioiosa macchina da guerra” che fu sconfitta da Berlusconi.

Fu il 3 febbraio del 1991, dopo settanta anni di storia, che si concluse definitivamente la storia del Partito comunista italiano e nacque il Pds. Alcuni dei dirigenti che avevano osteggiato la svolta, e tra questi Armando Cossutta, Sergio Garavini, Lucio Libertini e Nichi Vendola, non aderirono al nuovo Partito e diedero vita a Rifondazione Comunista. Ma questa è un’altra storia.