Quirinale, Renzi: rischio asse minoranza Pd-M5s. Berlusconi: “Non di sinistra”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 20:14 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 20:14
Quirinale, Renzi: rischio asse minoranza Pd-M5s. Berlusconi: "Non di sinistra"

Quirinale, Renzi: rischio asse minoranza Pd-M5s. Berlusconi: “Non di sinistra”

ROMA – Matteo Renzi deve fare i conti con un possibile asse minoranza Pd-M5S, Berlusconi non vuole un candidato di sinistra ma comunque voterebbe, con la sinistra, un presidente “garante”. Giorgio Napolitano ha firmato le dimissioni mercoledì mattina e i giochi per il Quirinale iniziano ufficialmente, pur muovendosi sotto banco da settimane.

Il premier dovrà stare attento alle prime tre mani: nelle votazioni a maggioranza dei 2/3, mentre l’indicazione è di votare scheda bianca, si potrebbe saldare un asse tra minoranza Pd, M5S e fittiani su un candidato non in grado di arrivare fino al Colle ma capace di inquinare il clima e far saltare il patto del Nazareno. Oltre a Romano Prodi gira il nome di Paola Severino, simbolo dell’inagibilità politica di Berlusconi e quindi “papabile” per saldare un asse che va dai grillini a tutti i contrari all’attuale equilibrio politico.

E Berlusconi? Lui mercoledì ha detto:

“Vogliamo sperare che si possa arrivare ad un Capo dello Stato che sia garante di tutti e non di una parte. Credo sia una domanda assolutamente logica e giusta pretendere di avere un presidente che non sia un seguito di tre presidenti di sinistra che hanno portato questo paese a questa situazione non democratica”.

Ma, a onor di cronaca, va detto che Berlusconi stava parlando in pubblico, davanti alla platea di uno dei club di Forza Italia al Divino Amore, a Roma, è probabile quindi che nel privato delle trattative non sia altrettanto netto.

Tanto è vero che ad oggi i nomi più papabili sono assolutamente di sinistra: da Walter Veltroni a Anna Finocchiaro, da Delrio a Fassino con qualche divagazione su Mattarella e Castagnetti. Renzi si dice sicuro che tutto si concluderà in due settimane: prima votazione il 29 gennaio, presidente eletto addirittura il 31.