Quote rosa nei cda: prima intesa sulle sanzioni alle aziende

Pubblicato il 3 Marzo 2011 11:16 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2011 11:24

ROMA – Prima intesa nella commissione Finanze del Senato sulle sanzioni in caso di inadempienza sulle quote rosa nei cda e nei collegi sindacali delle società quotate.

L’intenzione dei commissari, che si sono riuniti stamattina. 3 marzo, è di chiudere martedì prossimo 8 marzo con un testo condiviso da tutti su questa importante innovazione sulla presenza femminile nel campo imprenditoriale proprio in concomitanza con la Festa della Donna.

L’intenzione del presidente del Senato, confortato in questo dalla conferenza dei capigruppo e dal Pd, è di far approvare in via definitiva questa legge se non l’ 8 marzo, il giorno successivo.

La Commissione di Palazzo Madama ha accolto l’emendamento del Governo stabilendo che, in caso di inadempienza, ci sarà una diffida da parte della Consob a reintegrare il cda o i collegi entro quattro mesi. In caso di ulteriore inadempienza scatteranno un’ulteriore diffida di tre mesi e le sanzioni pecuniarie: da 100 mila a un milione di euro per i cda e da 20 mila a 200 mila per i collegi sindacali.

Qualora le società non si dovessero adeguare entro i sette mesi concessi dalle due diffide scatterà la decadenza del consiglio d’amministrazione o degli organi di controllo.

Non è ancora stata trovata un’intesa sull’ entrata in vigore della legge, il governo chiede 12 mesi dalla sua approvazione mentre il testo licenziato dalla Camera stabilisce in sei mesi il periodo di attesa. Ma il nodo principale che dovrebbe sciogliersi martedì prossimo rimane quello della gradualità nell’arrivare all’ obiettivo di avere un terzo dei cda delle aziende e delle società composto da donne.

Si contrappongono le posizioni della relatrice Maria Ida Germontani (Fli), fatta propria dalla Commissione, che prevede un’applicazione in due rinnovi degli organi di gestione e di controllo, rispettivamente con un quinto (dal 2012) e un terzo (dal 2015) di donne nei cda, e quella del Governo che invece prevede un’applicazione in tre rinnovi con quote di un decimo, un quinto e un terzo, con l’obiettivo finale che sarebbe raggiunto quindi nel 2018.