Radio Radicale, taglio ai contributi. Gasparri: è emittente archivio della democrazia italiana

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 16 aprile 2019 11:37 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019 11:43

di Marilena D’Elia

Roma–  Taglio ai contributi di Stato per Radio Radicale, dimezzati  per il 2019 o eliminati del tutto.

Radio Radicale è un grande archivio della democrazia italiana e anche della storia dei processi e, quindi, del diritto italiano. Oltre a tutto ciò che rappresenta per la sua informazione quotidiana, per le frequenze che ne garantiscono una diffusione capillare. Non tener conto del suo futuro è un atto sventurato.

Questo il commento del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri a proposito del mancato rinnovo a Radio Radicale della convenzione del Governo. A darne conferma è stato il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi -che il Cdr di Radio Radicale ha chiesto di incontrare ma per il momento nulla di fatto- a un convegno sull’informazione locale in Lombardia. I tagli dimezzeranno i contributi per il 2019 e inoltre  la convenzione col Governo non ci sarà più.

“Dobbiamo discuterne alla luce del sole in Parlamento. Non si tratta di assistenzialismo, ma di interventi che danno un contributo fondamentale al pluralismo, concetto estraneo alla incultura grillina”, ha concluso il senatore forzista.

E’ da ben quaranta anni che l’emittente radiofonica “Radio Radicale” trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, i più grandi processi giudiziari, riunioni del Csm e della Corte Costituzionale e le più importanti attività culturali e sociali.

Da più di 20 anni a questa parte la sua attività ha beneficiato di  una convenzione con lo Stato italiano che però dal 21 maggio non ci sarà più.  Il Governo ha deciso di non rinnovarla. Come riportato dall’Ansa, il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi ha confermato  il mancato rinnovo non perché il Governo sia contro Radio Radicale, ma semplicemente perché è nella libertà del Governo non rinnovarla ricordando che l’emittente “ha svolto da 25 anni un servizio senza alcun tipo di gara e valutazione dell’effettivo valore di quel servizio” e che le sedute parlamentari e delle commissioni sono trasmesse dal canale istituzionale Rai Parlamento. Su Rai Parlamento vengono trasmesse solo alcune sedute, poi pubblicate sul suo sito, ma se si vuole essere aggiornati in tempo reale è possibile farlo attraverso i canali YouTube delle due Camere dove le sedute sono trasmesse in streaming.

A difesa dell’emittente nel mese scorso è nato un intergruppo con Forza Italia e Gruppo Misto al Senato e Pd alla Camera.

La nascita di Radio Radicale risale al 1975, nel periodo della nascita delle “radio libere”  che cominciarono a moltiplicarsi in Italia dopo la liberalizzazione delle concessioni stabilita dalla Corte Costituzionale nel 1976  che ebbe per conseguenza l’abolizione del monopolio RAI.

Lo slogan della radio da allora fino a oggi è  “conoscere per deliberare” e trasmette eventi di attualità politica integralmente.