Radio sovraniste, “una canzone italiana ogni tre”. Proposta della Lega

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 febbraio 2019 15:26 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2019 17:04
Radio sovraniste dopo Sanremo, "una canzone italiana ogni tre". Proposta della Lega

Radio sovraniste, “una canzone italiana ogni tre”. Proposta della Lega (nella foto Ansa, il vincitore di Sanremo 2019, Mahmood)

ROMA – Il governo vuole far diventare sovranista anche la radio: la Lega vuole infatti che le emittenti trasmettano almeno una canzone italiana ogni tre brani mandati in onda. E’ questo il succo della proposta di legge a prima firma Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania. Morelli sostiene di aver visto dei dati secondo cui attualmente la quota di canzoni italiani trasmesse su radio italiane sia inferiore al 23%.

La proposta leghista prevede inoltre che una quota “pari almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana sia riservata alle produzioni degli artisti emergenti”. Si stabilisce, inoltre che anche che “la vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni” e che “in aggiunta a quanto espressamente previsto dalla normativa vigente, l’Autorità, a fronte della reiterata inosservanza delle disposizioni di cui alla presente legge, può in ultima distanza disporre la sospensione dell’attività radiofonica da un minimo di otto ad un massimo di trenta giorni”.

Al Bano: “Sette canzoni italiane ogni 10 in radio”.

A commentare la proposta di Morelli è arrivata la voce di Albano Carrisi, secondo cui un terzo è ancora poco: “Almeno sette su dieci”, è l’idea del cantante salentino.

Al Bano ha poi commentato l’ultima edizione del Festival di Sanremo e la direzione artistica di Baglioni: “Ha fatto bene, solo musica italiana, e la canzone di Mahmood è molto carina, anche se va tutelata maggiormente la matrice italiana che è quella melodica. Capisco che non si possono trascurare le nuove tendenze come il rap e il trap, ogni epoca ha la sua musica. Oggi non ci sarà più un nuovo Beethoven o un nuovo Puccini perché sono figli della loro epoca, ma dare un po’ di attenzione in più alla vena melodica italiana non è un errore”.