Rai cda, toto-nomi. Campo Dall’Orto porta Mansi? Carlo Freccero in quota Grillo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 agosto 2015 9:16 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2015 13:12
Rai cda, toto-nomi. Campo Dall'Orto porta Mansi? Carlo Freccero in quota Grillo

Rai cda, toto-nomi. Campo Dall’Orto porta Mansi? Carlo Freccero in quota Grillo (foto Lapresse)

ROMA – Matteo Renzi vuole ai vertici della Rai un uomo e una donna. Se uomo sarà, come sembra, il direttore generale nella persona di Antonio Campo Dall’Orto, allora il presidente dovrà essere una donna, da qui non si scappa.

Tramontata l’ipotesi di Marinella Soldi, ad di Discovery Channel, che accortamente si è sfilata dalla corsa qualche settimana fa e lo ha ribadito ieri con un comunicato, Campo Dall’Orto, scrive Repubblica, ha la strada spianata.

Anche se da tempo si parla dell’amore di Renzi per Campo Dall’Orto, Matteo Renzi, interpellato dai giornalisti al seguito del suo viaggio a Tokyo, si è limitato a dire che Antonio Campo Dall’Orto

“è uno stimatissimo professionista, tra i più interessanti innovatori della tv italiana, un nome di altissimo valore che corrisponde ai criteri di qualità, autorevolezza e capacità”.

Poi, per doverosa prudenza o semplice scaramanzia ha aggiunto:

“Ma vedremo. Aspettiamo i nomi della commissione di Vigilanza e poi il Ministero dell’Economia”.

E la promessa:

“Il governo farà i suoi due nomi, saranno professionisti di alto profilo, di grande competenza e indipendenza”.

La situazione alla vigilia del voto nella commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, previsto martedì 4 agosto, è riassunta in tutti i dettagli da Goffredo De Marchis su Repubblica.

La commissione di vigilanza dovrà scegliere 7 consiglieri su 9, mentre gli altri due sono il membro del Tesoro (azionista dell’azienda) e il presidente,

“casella chiave su cui si cerca il compromesso tra Renzi e Berlusconi in queste ore finali. Compromesso difficile”.

Secondo De Marchis, c’è una forte spinta in Forza Italia per

“fare lo scherzo a Renzi: rompere la trattativa e rimandare a settembre la scelta del numero 1 di Viale Mazzini. Un danno per la Rai, uno smacco per l’immagine di Renzi, già costretto a usare la vituperata legge Gasparri per cambiare Viale Mazzini.

Berlusconi ha riunito lunedì a Palazzo Grazioli lo stato maggiore di Forza Italia con i capigruppo Romani e Brunetta, Maurizio Gasparri, firmatario della legge di riforma della tv che Renzi non è riuscito a obliterare e il mediatore di sempre, Gianni Letta. Renzi invece è in Giappone e si attende il suo ritorno per chiudere. Ieri è circolato il nome del vicepresidente di Confindustria, ex fondazione Mps, Antonella Mansi, gradita a Palazzo Chigi, al presidente della Confindustria Giorgio Squinzi e ad ambienti toscani, meno tra i Forza Italia i cui voti sono decisivi per ottenere il quorum di 2/3 necessario per la casella presidenziale. Restano così in pista i nomi di Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa, e Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa”.

Ma se vale la regola dell’uomo donna, allora salterebbe Campo Dall’Orto, che invece, secondo Goffredo De Marchis,

“viene dato per certo come futuro direttore generale: Antonio Campo Dall’Orto è ex manager di Mtv, protagonista degli appuntamenti renziani della Leopolda fin dagli esordi, un capo azienda che si occuperà soprattutto del prodotto Rai.

La partita dunque si sposta sul terreno della politica con il voto in Parlamento sul presidente. Indicato dal governo ma per il quale è vincolante il sì allargato della Vigilanza. Ovvero 27 voti. L’area di governo è ferma a 22. Servono altri 5 voti e possono venire o da Forza Italia o dai grillini. L’ipotesi di accordo è con gli azzurri, ma la strada non è in discesa”.

Nomi di possibili consiglieri: per il Pd Beppe Giulietti o l’ex ministro della Cultura Massimo Bray, gradito a tutti, l’ex assessore romano Flavia Barca, manager dell’Auditorium Parco della Musica Carlo Fuortes.

“Ma il tentativo del Pd è prendere anche un quarto consigliere, lavorando sui centristi sparsi in commissione e puntando su un nome “cattolico”. Ci stanno lavorando Lorenzo Guerini e il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. Il nome è quello di Giuseppe Sangiorgi, ex portavoce di De Mita e segretario dell’Istituto Sturzo”.

Per il consigliere in quota a Forza Italia, Fedele Confalonieri e Paolo Romani spingono per la conferma di Antonio Pilati ma c’è chi punta sul giornalista, ex deputato di Fi Giancarlo Mazzuca. I 5stelle sono orientati sulla scelta secca di Carlo Freccero, ex direttore Rai, il cui nome è fatto ufficialmente sul blog di Beppe GrilloE su Freccero ha messo il cappello anche Sel di Nichi Vendola che assicura: “Ci rappresenta”.

L’ultimo membro tocca al Nuovo centrodestra. Crescono le quotazioni di Giovanni Galoppi, già consigliere di Raiway ma nel partito di Alfano viene considerato troppo vicino all’Udc.

Matteo Renzi ha parlato a lungo della Rai con i giornalisti a bordo del treno ad alta velocità che lo ha portato da Tokyo a Kyoto, come riferisce il Corriere della Sera e ha provato a giustificare il fallimento della sua riforma Rai, quella che a suo dire doveva farne una BBC italiana proprio nel momento in cui il modello inglese è sotto accusa da parte dello stesso Governo di Londra:

“Il Cda si rinnova con la Gasparri perché non c’erano alternative temporali, la prorogatio si spiega male per una azienda da tre miliardi. La forzatura sarebbe stata non rinnovare il Cda. Ora il gioco in mano ce l’ha il Parlamento, in Vigilanza.

“E’ evidente che la scommessa della Rai è di grande respiro. Puntiamo a farne un punto di riferimento assoluto e di orgoglio per l’identità italiana. Sarebbe bello che la Rai trovasse il modo di accompagnare ancora meglio la fame di Italia che c’è nel mondo. La Rai è il presidio dell’informazione libera, possiede quelle magiche parole che sono “servizio pubblico”.

Parole non si sa se dette così a caso o per fare piacere a Berlusconi.