Rai. “Renzi vuole dittatura Pd”: Maurizio Gasparri su Twitter

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Maggio 2015 7:30 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2015 19:58
 Rai. "Renzi vuole dittatura Pd": Maurizio Gasparri su Twitter

Rai. “Renzi vuole dittatura Pd”: Maurizio Gasparri su Twitter

ROMA – Rai riformata, Rai monopolio di Matteo Renzi è l’equazione di Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato e autore della legge che regola il sistema televisivo in Italia, quella Legge Gasparri che ora Renzi vorrebbe cambiare ma forse non riesce.

Maurizio Gasparri ha scritto su Twitter: “Rai: proposta di Matteo Renzi incostituzionale, Ad che fa nomine da solo e Cda senza poteri è dittatura di un solo partito. CAMBIARE O STOP!”. In una nota riportata dalla agenzia di stampa Ansa, ha aggiunto: “Fa bene Renzi a escludere forzature o voti di fiducia in materia di servizio pubblico radiotelevisivo. Nel quadro della conferma dell’impianto e delle decine di articoli della legge 112-Gasparri, si può certo correggere un comma. Ma nel solco delle sentenze della Corte Costituzionale”.

“Le audizioni al Senato bocciano le forzature del Governo. Non si può avere un amministratore delegato nominato dal Governo, quindi da un solo partito, che decide tutto con ogni potere e un consiglio di amministrazione privo di poteri e relegato a ‘sentire’ soltanto tutto ciò che fa uno solo. Il modello proposto della superlottizzazione di un partito solo è incostituzionale. Cambiare il testo è logico, doveroso, scontato. Prima il Governo lo capisce, prima si cambia il comma. Altrimenti resta la legge che c’è, democratica, pluralista, in linea con le sentenze della Corte. Altre strade non ci sono. Lo stanno capendo tutti. Perfino Renzi. I pasdaran si rassegnino”.

Palando a Radio Anch’io Matteo Renzi ha detto: “Faremo le nomine con la Gasparri se non ci sarà la riforma, ma io credo ci sia spazio per poter portare la riforma della governance Rai in Parlamento e votarla. Ovviamente nessuno immagina forzature, voti di fiducia. “Bisogna fare della Rai la grande agenzia culturale del Paese che è di tutti, non del governo: per questo i partiti devono stare fuori dalla Rai, che non deve essere il luogo degli equilibri tra le correnti.In passato si è consentito ai partiti non di nominare un consiglio di amministrazione con un mandato, il che è sacrosanto, ma di nominare i direttori. Non userò mai il mio ruolo di segretario per scegliere i direttori o i caporedattori dei Tg Rai. Non l’ho mai fatto, non lo faccio e non lo farò mai”.

Vien da dire che certo non l’ha mai fatto, ma finora e anche in futuro il sindaco di Firenze non ne ha i poteri. Per un primo ministro un po’ volitivo, il discorso potrebbe essere diverso e come si sa l’occasione fa l’uomo ladro.