Rai riforma, per Renzi rischio palude al Senato. Gubitosi cerca exit strategy

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2015 14:02 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2015 22:34
Rai riforma, rischio palude al Senato. Exit strategy per Gubitosi

Rai riforma, rischio palude al Senato. Exit strategy per Gubitosi

ROMA – Rischia di ingolfarsi il progetto di riforma della Rai. Matteo Renzi ha fretta, anche per non dover rinnovare il cda in scadenza secondo i criteri dell’attuale legge Gasparri. Il 25 e 26 maggio è convocata l’assemblea per approvare il bilancio 2014, ultimo atto dell’attuale vertice Ma l’iter parlamentare ha i suoi tempi e le sue trappole. Il presidente del Consiglio ha incontrato il dg Gubitosi per definire l’exit strategy. La riforma è intanto approdata in Commissione al Senato. Claudia Marincola sul Messaggero annuncia tempi lunghi.

Ieri la riforma Rai era il terzo punto all’ordine del giorno della commissione Lavori pubblici e telecomunicazioni del Senato. Insomma, non proprio una corsa privilegiata visto che i primi due riguardavano l’Enav e il codice degli appalti. Si è parlato delle audizioni. I primi a essere convocati la prossima settimana saranno il direttore generale Gubitosi e la presidente Tarantola. Poi sarà la volta dei sindacati, dell’Agcom e dell’Antitrust. E via così. Nonostante le garanzie che anche ieri il presidente della commissione Altero Mattioli (Forza Italia) ha continuato a dare, l’iter rischia di viaggiare al rallentatore.

Le audizioni continueranno a spron battuto ma le opposizioni potrebbero fare melina. palazzo Madama chiuderà per le elezioni regionali che si terranno nell’ultima settimana di maggio. Se tutto va bene, insomma, senza intoppi, si andrà avanti così almeno fino alla metà di giugno. Soltanto allora, il provvedimento transiterà alla Camera. E’ mai immaginabile che su un tema così delicato e oggetto di scontro tutto fili liscio? Il sottosegretario alle Comunicazioni Giacomelli è convinto di sì. Ma intorno a lui c’è molto scetticismo.

Con la nuova governance la commissione parlamentare di Vigilanza perderà alcune delle sue prerogative. Una su tutte: il potere di nomina. Ovvio che la maggior parte dei componenti non spinga per accelerare il processo interno di devoluzione. Ed ecco allora che se il Parlamento non farà in tempo prenda corpo il piano B. La correzione per decreto del solo articolo 49 della Gasparri o il ricorso tout court alla legge che da dieci anni regolamenta il sistema radiotelevisivo.

Cosa dice l’articolo 49 della legge Gasparri.

Secondo il comma 4 e seguenti, dell’art. 49, il numero dei membri del consiglio di amministrazione passa da cinque a nove membri, nominati dall’assemblea. Il presidente è nominato nell’ambito dei suoi membri e diviene efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Ma nelle more della privatizzazione, che probabilmente non accadrà mai (almeno nei termini e nelle modalità decisi dalla legge ‘Gasparri’), e comunque (comma 9, articolo 49) Fino a che il numero delle azioni alienato non superi la quota del 10 per cento del capitale della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, (…) la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi indica sette membri eleggendoli con il voto limitato a uno; i restanti due membri, tra cui il presidente, sono invece indicati dal socio di maggioranza. La nomina del presidente diviene efficace dopo l’acquisizione del parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. (Il diritto di tutti, Editore Giuffré)