Telenovela Rai, Schifani sbugiarda Fini: “Mi disse lui che voleva Viespoli”

Pubblicato il 5 Luglio 2012 17:32 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2012 18:22
renato schifani e gianfranco fini

Schifani e Fini (foto Lapresse)

ROMA – Schifani sbugiarda Fini: “Ora chiede chiarimenti per la nomina di Viespoli in commissione di Vigilanza Rai. Ma fu lui a chiedermelo”. Continua la telenovela sul caso delle nomine Rai, e soprattutto il battibecco tra seconda e terza carica dello Stato. Secondo Fini, Schifani avrebbe dovuto chiarire i motivi della nomina. Secondo Schifani, le decisioni della presidenza del Senato non si discutono, si accettano e basta. Oltretutto, dice Schifani, anche Fini in passato era d’accordo con la nomina di Viespoli.

Tutto è cominciato nel giorno dello slittamento delle nomine per il cda Rai: il senatore Pdl Antonio Amato aveva annunciato a sorpresa il voto per Flavia Nardelli. Una sorpresa appunto, visto che il Pdl sosteneva in blocco la candidatura di Antonio Verro. Da qui la decisione di sospendere il senatore dal partito. Decisione, avevano detto Gasparri e Quagliarello, presa in comune accordo con Amato. Poi la nomina di Viespoli, rappresentante di Coesione Nazionale. E le parole di riprovazione di Fini: “Schifani ha ravvisato l’urgenza di intervenire solo oggi perché era chiaro che la libertà di voto del senatore Amato avrebbe determinato un esito della votazione non gradito al Pdl?”.

Il giorno dopo (5 luglio) la replica di Schifani: ”E’ legittima la nomina del senatore Viespoli in commissione di Vigilanza”. Poi Schifani ha rincarato la dose contro Fini: “Anche il presidente della Camera condivise le ragioni di Pasquale Viespoli che da capogruppo di ‘Coesione Nazionale’ rivendicava per il suo gruppo una presenza in commissione di Vigilanza”.

Infine il carico da novanta: ”Di norma le decisioni della Presidenza sono inappellabili e su di esse non si apre di regola alcun dibattito. Tuttavia, nello spirito di collaborazione e di lealtà reciproca che da sempre caratterizza i rapporti tra la Presidenza del Senato, i Capigruppo e tutti i senatori, ho ritenuto opportuno rispondere alla richiesta di chiarimenti con la ‘tempestività’ invocata dai Capigruppo firmatari della lettera”.

E per dimostrare questo interessamento di Fini per ”un’equilibrata rappresentanza” di tutti i gruppi in commissione di Vigilanza, Schifani ha letto in Aula la lettera che il presidente della Camera gli scrisse sul punto: ”Onorevole Presidente, faccio riferimento alla lettera in data 12 giugno u.s. a firma del sen. Pasquale Viespoli, con la quale questi sottopone ai Presidenti delle Camere e al Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi la questione relativa alla mancata applicazione dell’articolo 2 del regolamento interno della Commissione medesima, il cui comma 1 prevede che i componenti della Commissione siano nominati dai Presidenti delle due Camere, sulla base delle designazioni effettuate da tutti i Gruppi parlamentari e in maniera da assicurarne la rappresentanza proporzionale”.

”Il tema sollevato – aveva aggiunto Fini – attiene evidentemente alla mancata rappresentanza in tale organo del Gruppo Coesione nazionale, presieduto dal senatore Viespoli. Poiché tale Gruppo risulta costituito esclusivamente presso il Senato della Repubblica, desidero informarLa che ho risposto al senatore Viespoli nel senso che la questione posta non puo’ che trovare soluzione nell’ambito della quota di seggi spettanti a tale ramo del Parlamento”.

”Pertanto, questa Presidenza – racconta in Aula Schifani – si attivava, in primo luogo, per individuare – in base a un ricalcolo proporzionale dei venti seggi spettanti al Senato – quale Gruppo dovesse cedere un proprio rappresentante in favore del Gruppo di Coesione Nazionale e lo riscontrava nel Gruppo del Popolo della Libertà, la cui consistenza – per soddisfare tale esigenza – doveva ridursi da 9 a 8 componenti”.

”In secondo luogo – aggiunge – questa Presidenza procedeva – secondo una prassi ormai consolidata – ad esercitare, con contatti informali, un’azione di moral suasion sul Presidente del Gruppo del Popolo della Libertà affinché segnalasse il nominativo del senatore eccedentario”.