Ramy Shehata, il papà ha solo precedenti di polizia. Salvini dice sì alla cittadinanza: “E’ come mio figlio”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 26 marzo 2019 15:01 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2019 19:35
Ramy Shehaha, il papà ha solo precedenti di polizia. Salvini dice sì alla cittadinanza: "Perché è come se fosse mio figlio"

Ramy Shehaha, il papà ha solo precedenti di polizia. Salvini dice sì alla cittadinanza: “Perché è come se fosse mio figlio”

CREMA – Avrebbe precedenti di polizia, ma nessuna condanna a suo carico Khaled Shehata, il papà del giovane Ramy, uno dei ragazzini eroi di San Donato Milanese che ha contribuito a salvare i suoi compagni di scuola dal bus dirottato e dato alle fiamme da Sy Ousseynou. Per questo Matteo Salvini aveva inizialmente posto un freno sulla cittadinanza, salvo poi fare un clamoroso dietrofront: “Sì alla cittadinanza a Ramy perché è come se fosse mio figlio – ha annunciato – e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare”, ha aggiunto.

Un sì che riporta all’improvviso il sereno tra gli alleati di governo Lega e M5s, dopo che Luigi Di Maio prima e Alfonso Bonafede poi ne avevano fatto una questione indifferibile: la cittadinanza al giovane Ramy è doverosa, per l’indiscutibile eroismo dimostrato dal tredicenne. “Felice di aver convinto anche Salvini”, commenta a caldo poi il leader M5s. Resta ora da capire se il beneficio concesso al ragazzino possa ricadere a cascata anche sul nucleo familiare del ragazzo per ovvie ragioni di tutela. 

L’ostacolo sarebbe quella “sfilza di precedenti penali di uno stretto familiare” di Ramy, di cui parlava Salvini. In realtà il papà del 13enne non è mai stato condannato per quei precedenti. A suo carico, secondo quanto riferisce l’Ansa, figurerebbe la contestazione del reato di permanenza irregolare in Italia, una denuncia per rapina nel ’99 e la presunta falsa attestazione di essere un pubblico ufficiale. Tutti fatti molto indietro nel tempo, commessi tra Crema e Cremona e mai giunti ad effettiva condanna.

Cosa dice esattamente la legge?

La cittadinanza italiana può essere concessa allo straniero anche quando questi “abbia reso eminenti servizi all’Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato”. Lo prevede l’articolo 9 (comma 2) della legge 91 del 1992 cui fa capo la disciplina in materia di cittadinanza. E’ questa la fattispecie che ricorrerebbe nel caso di Ramy Shehata e Adam El Hamami, i due ragazzini di origine egiziana il primo, marocchina il secondo, entrambi nati in Italia che hanno dato l’allarme ai carabinieri.

La concessione della cittadinanza per merito avviene con “decreto del presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno, di concerto con il ministro degli Affari esteri”. Nel caso di Ramy e Adam si tratta del primo caso di concessione della cittadinanza per “eminenti servizi all’Italia” a minorenni.

L’unico precedente – che però non si è concretizzato – risale allo scorso anno ed ha riguardato il piccolo Alfie Evans, affetto da una grave malattia, cui è stata concessa per consentirgli di essere trasferito per cure mediche  in Italia: il bimbo è però morto subito dopo nella sua stanza d’ospedale a Liverpool.

La cittadinanza ad un minore, come si è detto, porrebbe il problema del rapporto giuridico con i genitori che non hanno la cittadinanza italiana. La strada che verrebbe seguita sembra pertanto quella di limitare la concessione al solo minorenne. Possibile che Salvini decida di separare le famiglie?

Fonte: Ansa