Rasa Kulyte, alias Giada, e il contratto da “dea” in Rai: lo zampino di Masi per una “papi girl”?

Pubblicato il 8 Febbraio 2011 19:11 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2011 15:44

Rasa Kulyte

ROMA – Spunta la “dea della fortuna” dalle carte del caso-Ruby: si chiama Rasa Kulyte, alias Giada. Secondo quanto scrive Paolo Berizzi su “Repubblica”, la ex miss Lituania, considerata fra le predilette di Silvio Berlusconi, sarebbe stata presa nel programma di Rai 2 “Il lotto alle otto” con un contratto che in Rai nessuno voleva firmare e alla fine è stato sottoscritto direttamente dal direttore generale Mauro Masi. Repubblica per dare un’idea della forzatura parla di contratto “ad personam” , anche se in realtà quel genere di contratti, da artisti, ma anche quelli di assunzione di dipendenti, sono necessariamente “ad personam”, perché sono tra una azienda e un singolo dipendente.

La vicenda dà comunque un’idea del livello dei rapporti che ci sono in Rai tra le varie funzioni aziendali e anche il fatto che a rivelarla, o anche solo a commentarla pubblicamente sia stato un consigliere di amministrazione, Nino Rizzo Nervo, che è in quota Pd, dà un’idea che ormai lo scontro politico è arrivato a un livello mai conosciuto in passato.

Secondo Repubblica, Rasa Kulyte, alias Giada sarebbe anche una delle cosiddette “Papi girls”, ed avrebbe partecipato ad alcune feste ad Arcore, ma anche a Palazzo Grazioli. In una telefonata tra due ragazze del giro di Arcore, intercettata dalla Procura di Milano, Giada  è definita con gelosia “una del giro di Roma”, una “intima” che “… ti è passata davanti”.

Come è approdata in tv? Sembra che la storia sia andata più o meno così, seguendo la ricostruzione che fa Repubblica. L’iniziativa di un contratto a Giada sarebbe partita proprio da Masi, il quale avrebbe girato la richiesta al settore risorse televisive, competente, nella mega burocrazia Rai, per questo genere di contratti. Molto sicura del suo talento, la ragazza avrebbe sparato la richiesta di 1.500 euro a puntata, ma la cifra sarebbe stata considerata spropositata. Perché? Secondo Berizzi, l’obiezione dell’ufficio era che il conduttore della trasmissione, Tiberio Timperi, ne guadagnava solo 400 euro.

Allora sarebbe partita una trattativa da souk sul gettone per Giada – Kulyte : prima sarebbe scesa da 1500 a 1200 euro, ma avrebbe ricevuto ancora risposta picche. Poi Mauro Masi in persona, secondo Repubblica, si sarebbe ancora messo in mezzo per “strappare” un compenso di 300 euro a puntata. Ma ancora una volta l’ufficio di viale Mazzini preposto e competente avrebbe detto no: a Giada – Kulyte  non si poteva dare più di 100 euro a puntata.

Se la ricostruzione di Berizzi corrisponde al vero, il povero Masi fa quasi tenerezza, lacerato tra le immaginabili pressioni del padrone, quello vero, il dolce sorriso d’acciaio di Giada la lituana, la ribellione di un ufficio che in qualunque azienda normale non si sarebbe forse permesso tanto e che quindi costringeva il disperato direttore generale a mostrare chi davvero comandi da quelle parti.

Così, alla fine, dopo l’ennesimo rifiuto dell’ufficio, Masi avrebbe deciso di firmare di suo pugno il contratto, cosa che rientra nelle sue prerogative.

«Una pratica a dir poco anomala», ha commentato, con un comportamento anch’esso invero un po’ anomalo, il consigliere Nino Rizzo Nervo.