Razzi a Di Pietro: “Mia moglie soffre, tu mi mortifichi, perciò ti lascio”. E voterà la fiducia a Berlusconi

Pubblicato il 9 Dicembre 2010 17:20 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2010 17:23

Antonio Razzi

Tanti anni fa si diceva che il personale era politico. Antonio Razzi, deputato che ha lasciato l’Idv e si accinge a dare il suo sì alla fiducia a Silvio Berlusconi, ha interpretato l’antico slogan nella massima misura possibile. Ecco il testo di una lettera politico-familiare.

‘Non rinnego lo spirito con cui ho lavorato – scrive Razzi – ma, dato che non hai saputo o voluto essere leale, ho deciso di non fare più parte della tua squadra”. Perché ”da te, caro Antonio, ho ricevuto solo mortificazioni”. ”Ho sopportato la tua indifferenza ai miei sforzi di essere all’altezza, le mortificazioni e le offese più o meno esplicite sul mio conto”, aggiunge  Razzi, per il quale gli anni con l’ex magistrato ”hanno rappresentato solo sofferenze e mia moglie ne sa qualcosa per essersi ammalata a causa delle mortificazioni procuratemi dal tuo comportamento”.

”Caro Antonio, non sono Pietro Micca. Non sono quello che lancia la stampella contro il nemico e decide di soccombere”, aggiunge Razzi confondendo il militare sabaudo che si fece saltare in aria per impedire ai francesi di conquistare Torino nel 1706 con Enrico Toti, eroe italiano della Prima guerra mondiale. ”Quello che però non accetto – chiude il parlamentare – è la convinzione che tu hai di essere al di sopra dell’uomo Razzi, sempre e comunque, dimenticando che quest’uomo ha vissuto una vita, una sola moglie, creato una famiglia, avuto dei figli e oggi ha dei nipoti”.