Reddito cittadinanza a tempo: due anni. Di Maio fa il modesto: “Stiamo scrivendo la storia”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 14 maggio 2018 8:09 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2018 8:35
Reddito cittadinanza a tempo: due anni. Di Maio fa il modesto: "Stiamo scrivendo la storia"

Reddito cittadinanza a tempo: due anni. Di Maio fa il modesto: “Stiamo scrivendo la storia”

ROMA – Reddito cittadinanza c’è nel contratto di governo per il cambiamento (denominazione ufficiale stampata sul frontespizio della bozza). [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] C’è il reddito pagato dallo Stato ai cittadini italiani che non si trovano in condizione lavorativa. La promessa elettorale non svanisce nel momento in cui i più votati stanno per diventare governo.

Però reddito di cittadinanza c’è ma con qualche significativo limite. Quello teorico è nelle condizioni per accedervi e nei controlli conseguenti. Per non perdere il reddito di cittadinanza dopo averlo ottenuto sarà obbligatorio partecipare a corsi di formazione professionale e accettare occasioni di lavoro quando fossero prospettate dai pubblici Centri per il lavoro appunto. Si sa però come funziona in gran parte la formazione professionale in Italia: è a sua volta una struttura assistenziale che eroga posti di lavoro e reddito soprattutto ai formatori. E comunque la formazione impartita e fornita resta sempre da anni e anni di discutibile qualità. Per quel che poi riguarda i controlli del rispetto delle regole, pura teoria appunto, almeno finora.

Più pratico e concreto il limite temporale che si profila per il reddito di cittadinanza e per chi lo percepirà: pare proprio inevitabile che il reddito di cittadinanza sia, se non una una tantum, una, per così dire, due tantum. Insomma un reddito di cittadinanza a tempo, con un tempo massimo. Poi non viene più erogato. Il tempo massimo sembra sarà fissato in due anni.

Reddito di cittadinanza a tempo, smontaggio della Fornero con quota 100 per andare in pensione, flat tax non sul tutto il reddito Irpef ma su una sua quota: comunque decine di miliardi, anche se non i cento qualora le misure fossero state tonde e piene come da campagna elettorale e immaginaria semplificazione. Comunque decine di miliardi da trovare secondo la Lega sforando non l’impegno ad un deficit pubblico 2019 sotto l’1,5% del Pil, ma sforando direttamente la regola europea del 3% di deficit. Decine di miliardi che invece secondo M5S si trovano eliminando per ora non precisati (e non precisabili perché altrimenti se li precisi un sacco di gente si arrabbia) sprechi.

Tra una tappa e l’altra della stesura del Contratto Governo Cambiamento (sarà imposto/consigliato scriverlo con le maiuscole?) Luigi Di Maio fa il modesto: “Stiamo scrivendo la storia” dichiara a stampa e televisioni. E aggiunge: “E’ la prima volta nella storia che si fa un governo occupandosi dei temi”. La prima volta nella storia? Quale storia? Davvero Di Maio crede che dalla fine della seconda guerra mondiale comunque dai tempi dei tempi dell’umanità o anche solo della storia italiana i governi si siano sempre fatti sulla base di che se non degli interessi più o meno contrastanti dei gruppi sociali, quelli che Di Maio chiama temi?

Davvero Di Maio pensa che la storia prima della nascita sua e di M5S non sia esistita? Ma cosa hanno insegnato a scuola a Di Maio fosse storia, quanta parte del programma di storia delle medie in classe di Di Maio hanno saltato? L’hanno mai dato magari alle superiore a Di Maio un tema di storia da comporre, magari più lungo di quattro righe?