Reddito di cittadinanza: divorzi finti, nuove residenze…trucchi all’Anagrafe

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2019 10:01 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2019 11:15
Reddito di cittadinanza: divorzi finti, nuove residenze...trucchi all'Anagrafe

Reddito di cittadinanza: divorzi finti, nuove residenze…trucchi all’Anagrafe

ROMA – “Ai nostri sportelli sono per ora arrivate molte richieste di chiarimento sulle procedure, anche sui cambi di residenza e sugli effetti di divorzi e separazioni”: è la Consulta dei Caf a confermare al Corriere della Sera il rischio che per ottenere il sospirato reddito di cittadinanza si profili una corsa all’Anagrafe per “truccare” i requisiti per rientrare nella platea che avrà diritto al sussidio mensile di 780 euro.

Finta residenza e divorzi di facciata. Non sembra un granché scoraggiante la norma che esclude dal beneficio i coniugi separati e divorziati “qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione”. Il cambio di residenza di comodo per dividere in due il reddito familiare e rientrare così all’interno del perimetro dei 9360 euro annuali è tentazione troppo allettante.

Le norme anti-furbetti prevedono anche il carcere ma, tra scappatoie burocratiche e ragionevole possibilità di eludere i controlli (dove li trova lo Stato i migliaia di addetti che dovrebbero verificare dove effettivamente una persona va a dormire la sera?), rischiano di non colpire il bersaglio.

Lorenzo Salvia del Corriere segnala il caso di Savona, circa 60mila abitanti: “L’anno scorso sono arrivate 1.839 richieste di cambio di residenza. Tutte all’interno dello stesso Comune, da Savona a Savona. Un dato considerato elevato, sospetto. Anche perché i vigili urbani poi sono andati a bussare per vedere se al nuovo indirizzo vivesse davvero qualcuno. E una volta su quattro non hanno trovato nessuno”.

Il requisito della residenza si può tirarlo dove più conviene, basta un salto all’ufficio dell’Anagrafe: la residenza fittizia potrà comodamente essere trasferita in un tugurio a prezzo irrisorio, o nella seconda casa al mare, o dai genitori…

Se non si applicasse il concetto anagrafico – segnala La Repubblica -, “occorrerebbe rifarsi a quello del codice civile (art. 45), secondo cui la residenza è il luogo in cui si ha la “dimora abituale”. In questo caso sarà sufficiente dormire qualche sera durante la settimana nella seconda casa, per chiedere il Reddito di cittadinanza e rimanere, non formalmente ma sostanzialmente, sposati”.