Reddito cittadinanza annacquato in contratto governo M5S. E la Fornero non sparisce

di Riccardo Galli
Pubblicato il 24 aprile 2018 8:44 | Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2018 13:10
Reddito di cittadinanza dalla Finlandia a M5s, il contratto di Di Maio

Reddito di cittadinanza, il contratto di Di Maio (foto Ansa)

ROMA – Reddito cittadinanza annacquato nel contratto di governo M5S, cambia nome, anzi il nome non c’è, lì si chiama sussidi (al plurale) alla famiglia e alla disoccupazione.

E l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni? Nel contratto non c’è, la legge Fornero non salta. Magari cambia, ma non si butta via.

E la flat tax, la tassa piatta? A parte la fantastica invenzione di Toninelli (“d’accordo sulla flat tax purché sia progressiva”), a parte quindi la tassa insieme piatta e alta il che in natura non esiste, non c’è flat tax nel contratto. Tanto meno una linea precisa sui vaccini. E’ un contratto di governo quello proposto da M5S molto più realistico di quanto sia stata la campagna elettorale di M5S. Succede, soprattutto succede per il reddito di cittadinanza di essere sottoposto ad un bagno di realismo.

Bocciato in Finlandia e nascosto nel contratto dei 5Stelle, per il reddito di cittadinanza il 2018 sembra essere iniziato davvero male. Dopo l’affermazione dei grillini alle ultime politiche che ne avevano fatto uno dei loro cavalli di battaglia, nel giro di pochi mesi è diventato un brand da nascondere e, peggio ancora, è arrivata la bocciatura del governo di Helsinki, unico a sperimentare davvero il tanto controverso assegno. La sincronia temporale tra l’affossamento scandinavo e la sparizione dall’orizzonte dialettico dei pentastellati è puramente casuale, frutto di ragioni assolutamente diverse e distanti. In Finlandia il reddito di cittadinanza lo si è sperimentato, chiaramente con un nome diverso ma con una sostanza assolutamente uguale.

“Per capire se poteva funzionare – scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera – il governo di Helsinki ha selezionato un gruppo di 2 mila disoccupati fra i 25 e i 58 anni e a loro nel 2017 e 2018 si è impegnato a versare 560 euro al mese, senza condizioni: l’assegno sarebbe arrivato anche a chi nel frattempo avesse trovato un lavoro. Costo, circa 15 milioni l’anno. Poi però c’è un altro aspetto dell’esperimento del quale si parla meno: accanto ai 2 mila beneficiari, il governo ha selezionato anche un numero più alto di persone senza lavoro che non avrebbero ricevuto quel sussidio. L’obiettivo è confrontare i due gruppi: chi incassa l’assegno che noi diremmo ‘di cittadinanza’ si impegna di meno o di più nel cercare un impiego, rispetto alle persone nell’altro gruppo? I livelli di ansia e lo stato generale di salute migliorano, peggiorano o restano uguali a quelli degli altri? I risultati non sono ancora noti, ma il metodo sì e la decisione anche: questo sussidio non proseguirà”.

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Metodo squisitamente scientifico quindi alle spalle della bocciatura finlandese e ragioni invece di pura opportunità politica alla base della decisione grillina. Se il reddito di cittadinanza era infatti uno degli slogan e dei provvedimenti più pubblicizzati e più convincenti della campagna elettorale grillina, questo è diventato una zavorra e un ostacolo sulla strada degli accordi parlamentari. E allora ecco che nel contratto di dieci punti che Luigi Di Maio proporrà a chi vorrà formare un governo con lui, il reddito di cittadinanza diventa un più sfumato e generico “potenziamento dei sistemi attuali di sostegno al reddito”. D’altra parte se Parigi valeva una messa Palazzo Chigi varrà una promessa mezza rimangiata. Inoltre se l’idea di un reddito di cittadinanza godeva del sostegno del 70% dei finlandesi, secondo un sondaggio riportato da Fortune, e il numero è crollato al 35% quando agli intervistati è stato spiegato che le tasse già altissime del Paese sarebbero dovute aumentare per coprire il costo del programma, si capisce che la rinuncia è forse più facile di quanto si pensi.

Nel contratto presentato dai grillini fanno rumore, come si dice, anche altre ‘assenze’. Si è infatti parlato del richiamo all’Europa e agli impegni presi in questa sede ma meno si è notata l’assenza del tema vaccini e della famigerata Fornero. Silenzi che danno al Movimento una maggiore serietà istituzionale, quando si parla di vaccini, e credibilità economica quando si parla di pensioni. E non c’è nemmeno la flat tax tanto cara alla Lega di Matteo Salvini. Anche se, dice Danilo Toninelli: “La semplificazione fiscale è anche una nostra priorità. Una flat tax che non svantaggi le fasce più deboli e rispetti il criterio della progressività scolpito nella nostra Costituzione, per noi va bene”. I dieci punti, con i loro silenzi e le loro sfumature, ammiccano politicamente al Pd. E’ però evidente che i 5Stelle in tema di alleanze sono ancora in alto mare.