Reddito di Cittadinanza bocciato dal Garante: un grande fratello senza la D’Urso

Pubblicato il 9 febbraio 2019 6:55 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2019 23:11
Reddito di Cittadinanza bocciato dal Garante della privacy Antonello Soro (nella foto): un grande fratello senza la D'Urso

Reddito di Cittadinanza bocciato dal Garante della privacy Antonello Soro (nella foto): un grande fratello senza la D’Ursoo

Reddito di cittadinanza, il Garante della Privacy lo boccai, il monitoraggio delle spese è degno del Grande Fratello, ma non quello della tv, bensì quello che faceva perdere il sonno a George Horwell, che temeva l’egemonia comunista anche in Europa occidentale. Quelli del Movimento 5 stelle sono anche peggio. Con la legge sul reddito di cittadinanza hanno fatto un tale pasticcio che Antonello Soro, Garante della Privacy, lo ha bocciato. Come spiega Luigi Garofalo su Key4biz.it, “non solo il sito, ma anche gran parte del decreto-legge, che disciplina il reddito di cittadinanza, presenta “rilevanti criticità” dal punto di vista della privacy dei cittadini”. 

Antonello Soro, ha depositato presso la Commissione permanente XI (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica una memoria sul tema. Avrebbero dovuto invitarlo a una audizione ma hanno preferito non farlo. Così Soro l’ha messo nero su bianco.

Scrive il Garante Privacy: “Alle attività di monitoraggio centralizzato e sistematico degli acquisti effettuati tramite la carta – suscettibili di comportare l’acquisizione anche di dati particolarmente sensibili – si aggiungono, quindi, i controlli puntuali sulle scelte di consumo individuali, condotti dagli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali, in assenza di procedure ben definite e di criteri normativamente individuati”. Tutto questo per Soro non è altro che “una sorveglianza su larga scala, continua e capillare sugli utilizzatori della carta, determinando così un’intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati”.

Scrive ancora il Garante: “La disciplina del reddito di cittadinanza, così come formulata, non appare, in più punti, idonea a soddisfare i requisiti richiesti dal diritto europeo”. “Il decreto-legge contiene, infatti, previsioni di portata generale, inidonee a definire con sufficiente chiarezza le modalità di svolgimento delle procedure di consultazione e verifica delle varie banche dati”.

Il sito web ha diverse carenze. Altro che “nessun rischio privacy sul sito governativo”, come sostiene il ministero del Lavoro. Anche il sito del reddito di cittadinanza, “rivela alcune carenze”, si legge ancora nella memoria del Garante, in particolare, “nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito”).

Antonello Soro avverte: “È necessario che la realizzazione di questo strumento avvenga previa adozione di misure tecniche idonee ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati (quello di minimizzazione dei dati in particolare), integrando nel trattamento le necessarie garanzie per ridurne i rischi a tutela dei i diritti dei cittadini”.

Per la verifica dei requisiti dei beneficiari, il decreto-legge prevede l’accesso agli archivi dell’Inps, ma non solo anche dell’Anagrafe tributaria, il PRA e delle altre amministrazioni pubbliche detentrici dei dati. Parallelamente, i comuni verificano i requisiti di residenza e di domicilio e ne comunicano i risultati alle due nascenti piattaforme digitali presso l’Anpale il Ministero del lavoro. Secondo il Garante Privacy per tutto questo flusso di informazioni non sono state previste adeguate misure di sicurezza dei dati di milioni di cittadini che faranno domanda e quelli che beneficeranno del reddito di cittadinanza.