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Referendum autonomia, Veneto ha quorum. Zaia: “Vogliamo 9/10 tasse”. Lombardia verso 40%

Referendum autonomia, Veneto ha quorum. Zaia: "Vogliamo 9/10 tasse". Lombardia verso 40%

Referendum autonomia, Veneto ha quorum. Zaia: “Vogliamo 9/10 tasse”. Lombardia verso 40%

VENEZIA – Si sono chiuse alle 23 le urne del referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto. Le operazioni di scrutinio sono in corso. Quattro ore prima della chiusura dei seggi, il Veneto cantava già vittoria per il quorum: il 59,5% degli elettori veneti ha votato. In Lombardia, dove il quorum non era richiesto, alla 19 aveva votato il 31%. Queste due percentuali sono il primo dato politico della giornata referendaria nelle due Regioni.

Sull’onda di questo dato, dal voto in Veneto e Lombardia parte una nuova fase che sarà caratterizzata dalla trattativa fra le due Regioni e lo Stato, in base all’articolo 116 della Costituzione. Per chiedere poteri esclusivi in “tutte le materie concorrenti”, hanno anticipato i governatori Luca Zaia e Roberto Maroni, ma anche più risorse.

È stato proprio il governatore del Veneto, accompagnato dalla moglie, il primo ad andare a votare. Zaia, come promesso, si è presentato prima delle 7 davanti alla scuola elementare di San Vendemiano, il comune in provincia di Treviso dove vive. Lì ha votato il 56% degli elettori, leggermente sopra la media regionale. Qualche ora più tardi, dall’altra parte di quella che Umberto Bossi aveva chiamato Padania, votava Roberto Maroni. Al seggio della scuola elementare di Lozza, comune attaccato a Varese.

A fine giornata i due leader tirano somme decisamente diverse. Prima ancora di conoscere i risultati Zaia già presenta il conto a Roma: “Noi chiediamo tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse”. “Incontreremo il presidente del Consiglio – ha aggiunto – quando il nostro progetto sarà pronto”.

“Vincono i veneti, il senso civico dei veneti del ‘padroni a casa nostra’ – ha aggiunto – Nell’alveo della Costituzione si possono fare le riforme”. Zaia ha poi riferito che è in corso un attacco informatico ai programmi della giunta regionale del Veneto per il rilevamento dei dati. Un attacco che – secondo il governatore – potrebbe portare a uno slittamento di alcune ore della comunicazione dei dati definitivi.

Per Maroni, invece, il risultato è più magro:  “La proiezione è superiore al 40%”, ha detto in conferenza stampa, precisando: “Non faccio la competizione con Zaia, non mi interessa la percentuale, sono contento che ci abbia superato, ora possiamo unire le forze per la battaglia del secolo”. A lui il quorum non serviva.

Un po’ di curiosità in più per il voto elettronico. Al seggio Maroni ha rassicurato un’anziana compaesana: “È semplicissimo”. Ma la novità si è rivelata anche fonte di polemiche: i dati definitivi dell’affluenza delle 12 sono arrivati dopo le 17. Per la Regione è dipeso dalla comunicazione dei dati da parte dei Comuni. Per il segretario regionale del Pd, Alessandro Alfieri, “una situazione indecente, e non ci si può nascondere solo dietro la scusa della novità del voto elettronico, con tutto quello che è costato”.

Se il ministro e vicesegretario Pd  Maurizio Martina aveva ribadito la linea della “astensione consapevole al referendum della Lombardia, perché si è sprecato tempo e denaro per un quesito inutile”, la Lega ha guardato la giornata di oggi con occhi diversi. “Se alcuni milioni di persone ci danno il mandato – ha promesso il segretario Matteo Salvini, votando a Milano – noi da subito trattiamo con il governo centrale. Io sarei andato a votare chiunque lo avesse proposto”.

Ultima parola a Bossi. Il presidente-fondatore del Carroccio si è presentato intorno alle 17 al seggio dell’istituto comprensivo di via Fabriano, a Milano, vicino alla sede di via Bellerio. Bossi ha detto che a lui piace ancora l’idea dell’indipendenza del Nord. I referendum non sono inutili, ma “sono l’unica possibilità di tamponare la crisi sociale che arriva: anche se l’autonomia blocca l’indipendenza”.

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