L’ultima sberla a Bossi: una minoranza interna nella Lega

di Dini Casali
Pubblicato il 14 Giugno 2011 12:02 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2011 13:20

MILANO – “Sberle e coraggio”, il titolo della Padania del day-after lo ha imposto personalmente il Senatur. Ma se l’eco dell’ennesima sonora sberla risuona ancora, di coraggio se ne è visto pochino. Se ne parla parecchio, come se non si fosse così sicuri di averlo. In effetti in casa Lega l’entusiasmo sta cedendo il posto allo sbigottimento: Bossi adesso deve fare i conti addirittura con una minoranza interna. Mai visto nel partito più monolitico dai tempi del Pcus. Nessuno ha potuto fare a meno di notare colonnelli decorati come il ministro Maroni e il presidente del Veneto Zaia contravvenire platealmente alle indicazioni del leader andando a votare. Maroni sull’acqua, Zaia su tutti e quattro i quesiti, con quattro sì secchi. “Fanno gli antigovernativi al governo” sibilano a Via Bellerio. E se Calderoli si dice stufo di prendere sberle a tutto spiano, intendendo avvisare Berlusconi, dal Pdl gli fanno sommessamente rilevare che gli elettori leghisti al Nord sono andati a votare compatti. E’ vero infatti che metà dell’elettorato del centrodestra si è recato alle urne, disattendendo le indicazioni dei capi. Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera li chiama i “disobbedienti del centrodestra”. Un esercito in libera uscita.  Fine del “centralismo carismatico”. Solo la Calabria si è avvicinata ai desideri di Bossi, senza peraltro fallire, seppur di un soffio, il sospirato quorum.

A cinque giorni dal raduno di Pontida, manca ancora un’idea forte, uno slogan, qualcosa insomma che qualifichi, orienti l’appuntamento decisivo. Sui cartelli, gli striscioni, manca la parola d’ordine. D’altra parte come sparare contro gli immigrati o gli zingari di turno, o le tasse che non scendono, quando il ministro dell’Interno è un leghista e quello dell’Economia il baluardo più sicuro? Dentro il partito, con la base sofferente e interdetta, l’ancora di salvezza è rappresentata dagli amministratori locali, che lamentano la mancanza di un indirizzo chiaro. I Zaia, i Muraro (provincia di Treviso) non lo nominano, ma a Bossi devono fischiare le orecchie. Sul forum “ribelle” Padania.org ci si chiede apertamente se il Senatur debba lasciare la guida del partito. Inaudito.

“Siamo riusciti a intestarci la sconfitta senza aver partecipato alla battaglia” commenta sconsolato un dirigente leghista. Non è affare da poco: la virtù più invidiata alla Lega era quella di capire al volo gli umori del territorio. L’ha fatto Zaia, ma Bossi non ha saputo vedere l’intero settentrione tirare la volata ai referendum. Alla fine resta Pontida, da lì partiranno gli ultimatum a Berlusconi per non far crollare l’alleanza e il Governo. La Lega chiederà formalmente il ritiro dalle operazioni militari in Libia, insisterà sui Ministeri al Nord, proporrà il blocco navale degli immigrati. In più, sui temi più caldi, l’abbassamento delle tasse e i tagli al welfare, annuncerà una svolta “a sinistra” per colpire i redditi più alti e mettere in sicurezza Comuni, famiglie e piccole imprese. Il vento del Nord è girato, il vascello imbarca acqua. Pubblica.