Referendum, gli italiani all’estero non rivoteranno. Ma sul nucleare è caos

Pubblicato il 8 Giugno 2011 19:41 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2011 19:55

referendum_vademecum_infoROMA – Per gli italiani l’appuntamento è fissato per il 12 giugno: quattro schede per dire sì o no in tema di nucleare, risorse idriche e legittimo impedimento. Eppure c’è già chi ha votato, e non sono pochi: i 3,2 milioni di residenti all’estero, infatti, rischiano di risultare decisivi, per il raggiungimento del quorum, almeno in tema di nucleare.

Colpa di un pasticcio, o meglio di una serie di pasticci, di cui BlitzQuotidiano ha già scritto. Pasticci che neppure le dichiarazioni di mercoledì 8 giugno del ministro per i rapporti col Parlamento Elio Vito hanno contribuito a chiarire.

Vito, infatti, è andato alla Camera dei deputati proprio per rispondere ad un Question time per far luce sulla questione degli italiani all’estero. Domande chiare: visto che gli italiani hanno già votato ma il quesito sul nucleare è cambiato, dovranno votare di nuovo? E ancora: se non voteranno di nuovo, la loro risposta alla vecchia domanda è valida anche per il nuovo referendum?

Vito, a queste due domande, ha risposto con un “no” e “non lo so”. No sta a significare che intanto gli italiani all’estero non rivoteranno visto che per il Ministero dell’Interno “è impossibile procedere ad una nuova stampa delle schede per i votanti all’estero con il nuovo quesito referendario”.

Il quorum, però, potrebbe dipendere anche da quei 3 milioni di voti. Saranno validi? Vito è stato evasivo limitandosi a dire che ogni decisione sulla validità dei voti referendari già espressi dagli italiani all’estero “è riservata agli uffici competenti per legge”. Quindi per quanto riguarda il “voto degli italiani all’estero spetta all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d’Appello di Roma”.

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, sul tema, ha già annunciato che sul tema, lunedì pomeriggio, a voto concluso, presenterà un esposto in Corte di Cassazione. A suo giudizio, contando il voto degli italiani all’estero (tradizionalmente astensionisti) il quorum “reale” salirebbe infatti al 58%. Un’impresa molto più difficile da compiere.