Referendum nucleare: sì o no?

di Emiliano Condo
Pubblicato il 10 Giugno 2011 9:28 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2011 9:29

referendum_01ROMA – La certezza è arrivata: domenica 12 giugno i referendum saranno quattro e si voterà anche per il nucleare. L’ultimo dubbio, a meno di una settimana dal voto, lo ha risolto la Corte Costituzionale: nessuna sorpresa, referendum lecito, basta riscrivere la domanda sulla scheda grigia (quella proprio sul nucleare) e il quesito sarà alle urne insieme ai due sulla gestione ai privati dell’acqua e a quello sul legittimo impedimento.

Per far sì che i referendum siano validi serve un magico passepartout dal nome che sera inventato dal manzoniano avvocato Azzeccagarbugli: il quorum, ovvero che voti almeno il 50% +1 degli  aventi diritto. Impresa che, a chi raccoglie le firme, non riesce dal 1991. Vent’anni dopo, però, è proprio il nucleare che potrebbe rappresentare un traino decisivo per rendere valido il voto.  Il governo che lo sapeva bene le ha provate tutte per impedire il referendum: prima è stata la volta di un decreto omnibus che introduceva una moratoria (cioè una sospensione) sulla costruzione delle centrali nucleari. Argomento che, a detta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, avrebbe dovuto scongiurare il pericolo voto in attesa che si placasse la paura indotta dall’incidente di Fukushima.

Non è andata così. Si è messa di traverso la Corte di Cassazione che, chiamata in causa dai promotori del referendum non ha fatto una piega: non si vota più sul quesito abrogato per decreto ma sulle norme introdotte con l’omnibus, compreso un generico “piano energetico nazionale” che avrebbe potuto permettere il ritorno dell’opzione nucleare tra qualche anno. Nella sostanza tecnica non si vota formalmente più per dire no alle centrali nucleari ma sul piano politico è tutto inalterato.

Al governo, a quel punto, non è rimasto che ricorrere alla Corte Costituzionale. Anche là, però, è andata male: il via libera definitivo della Corte Costituzionale è arrivato poco dopo le 12 di martedì 7 giugno. Si vota, quindi, e si fa con un piccolo capovolgimento logico giuridico: per dire no al nucleare bisogna votare sì e per chiedere che l’atomo continui bisogna votare no.

Il voto è tutto italiano ma la questione è mondiale. Da Chernobyl a Fukushima l’atomo ha diviso l’opinione pubblica internazionale. I sostenitori del sì e del no partono da assunti entrambi veri: il nucleare è indispensabile, dice chi vuole l’energia prodotta dall’atomo, il nucleare è troppo pericoloso replica chi non lo vuole.